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Terrorismo, la polizia di Genova arresta due marocchini

polizia

Liguria. Due marocchini sono stati arrestati dalla Polizia di Stato nell’ambito di un’indagine volta ad accertare attività legate al terrorismo. Un terzo, invece, è stato denunciato per lo stesso motivo.

Tutti e tre, residenti in provincia di Savona, sono in Italia da anni e hanno precedenti per spaccio di stupefacenti, lesioni personali e in materia di falso.

L’attività di indagine, diretta dalla procura distrettuale antiterrorismo di Genova, nasce a seguito della segnalazione di una giovane savonese al commissariato di polizia online della polizia postale e delle comunicazioni e riguardante un messaggio Whatsapp arrivato al suo cellulare da un contatto non presente nella sua rubrica e proveniente da un numero del Marocco.

Ciò che aveva indotto la venticinquenne a rivolgersi alla polizia postale era l’immagine riprodotta nel profilo Whatsapp del mittente del messaggio: la foto, cioè, di una giovane ragazza con un mitra in mano e in posizione di tiro.

La segnalazione è stata subito inviata agli investigatori della polizia postale e delle comunicazioni di Imperia che, anche con l’aiuto della ragazza, ha ricostruito la vicenda. Tre mesi prima, transitando nei pressi di una struttura data in cessione a profughi provenienti dall’Africa, aveva prestato il proprio cellulare ad uno dei marocchini residenti, che a suo dire aveva la necessità di contattare dei conoscenti nel paese d’origine.

Le successive indagini della polpost ligure, coordinata dal servizio polizia postale e delle comunicazioni, hanno quindi ricostruito una fitta rete di contatti dai quali e’ emerso il sospetto di possibile attivismo dei tre indagati nel campo del proselitismo all’autoproclamato Stato Islamico.

La complessa attività investigativa, che si è avvalsa anche di intercettazioni telefoniche internazionali e telematiche, nonché del costante monitoraggio delle navigazioni in rete, e in particolare sui social network, degli indagati ha permesso di scoprire come i tre marocchini creassero profili Facebook utilizzando numeri di cellulari intestati ad altre persone.

La Polizia di Stato sta passando al setaccio i telefonini sequestrati ai tre marocchini indagati nell’ambito dell’operazione antiterrorismo. Negli apparecchi, ritrovati negli appartamenti dei tre nord-africani, saranno sottoposti ad analisi tecniche più approfondite, ma gli inquirenti avrebbero già trovato profili e siti in lingua araba.

La procura distrettuale antiterrorismo di Genova ha disposto la perquisizione degli alloggi dei tre. I controlli sono stati effettuati dal personale della sezione polizia postale e delle comunicazioni di Imperia unitamente a quello della Digos e della squadra mobile della questura di Savona, con l’ausilio di una unità cinofila della polizia di stato di Torino.

Oltre ai cellulari, negli appartamenti sono stati trovati anche cocaina, bilancini e 5 mila euro in contanti, oltre ad una decina di documenti di identità italiani, non rubati, sui quali sono in corso approfondimenti per verificare se siano legati ad una possibile attività di spaccio da parte degli arrestati (ad esempio lasciati a garanzia del debito), o se invece il loro possesso sia finalizzato a ben altri impieghi.

L’operazione di oggi si inserisce nel più ampio contesto della intensificata attività antiterrorismo condotta dalla polizia postale e delle comunicazioni a partire dall’autoproclamazione dello Stato Islamico del giugno 2014. Gli attacchi terroristici avvenuti anche in paesi dell’Unione Europea e il sempre più diffuso ricorso alla rete Internet da parte delle organizzazioni terroristiche facenti capo al Daesh, come strumento di diffusione delle ideologie più radicali e di rivendicazione e come mezzo complementare di attuazione della strategia jihadista hanno, infatti, suggerito alla polpost l’intensificazione dell’attività di prevenzione e contrasto attraverso percorsi investigativi che prevedono relazioni sinergiche con la polizia di prevenzione ed il comparto intelligence.

Per questo la polizia postale e delle comunicazioni unitamente alle proprie articolazioni territoriali, effettua un costante monitoraggio della rete anche con l’ausilio di interpreti madrelingua, che nel corso dell’ultimo anno ha portato al monitoraggio di 11.833 siti e spazi virtuali e all’oscuramento di 6.635 di essi.

Tale incessante attività consente, a seconda dei casi, ad operare sotto un profilo penale, attraverso l’arresto degli individui o dei gruppi nei confronti dei quali si acquisiscono elementi di reità perseguibili secondo l’ordinamento giuridico italiano (come è accaduto, per fare un esempio, per i due jihadisti di Milano e Brescia, che postavano su Twitter minacce all’Italia pubblicando foto del Colosseo e di diverse stazioni ferroviarie e progettavano di colpire l’aeroporto militare di Ghedi e l’azienda presso la quale lavorava uno dei due), o attraverso un profilo amministrativo, mettendo il ministro dell’interno in condizione di espellerli dal territorio italiano per contiguità all’Is.

Inoltre, sempre al fine di prevenire la radicalizzazione in rete, la polizia postale e delle comunicazioni provvede anche al costante monitoraggio per individuare illecite azioni di carattere razzista, xenofoba, sessuofobica o comunque ispirate a reati di odio.

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