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Switch: la Fit Cisl chiede un tavolo a istituzioni e aziende

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Genova. La Fit Cisl esprime forte preoccupazione rispetto a quanto è accaduto e continua ad accadere intorno alla vicenda Switch/Giglio/Maris.

“Dopo i molti presidi con i lavoratori e relativi incontri in Prefettura, Regione e Comune, dopo innumerevoli riunioni con il Commissario, incaricato dal tribunale e dopo circa due mesi destituito, dopo la promessa all’impegno del mantenimento della clausola sociale in caso di affidamenti dei lavori delle suddette aziende ad altri soggetti Imprenditoriali, l’unico risultato è che i lavoratori della cooperativa Giglio, senza stipendio da 6 mesi, attualmente sono tutti in indennità di disoccupazione Naspi e i lavoratori Switch, che sembrava si potessero ricollocare mediante l’affitto del ramo d’azienda (accordo siglato nel mese di giugno con una azienda che poi si è resa irreperibile) sono attualmente in attesa di cassa integrazione”, si legge in una nota di Danilo Causa e Massimo Rossi, Fit Cisl Liguria.

“Ma le attività lavorative che Switch e Giglio per Amiu, Aster, Ospedali della Liguria, piccoli comuni della Provincia e altre aziende, in questo momento chi li sta facendo? La derattizzazione negli ospedali, la pulizia del verde, chi li sta facendo? Nessuno sta vigilando, nessuno ha vigilato in passato, nessuno si è accorto di quanto stava accadendo, soprattutto all’interno degli appalti pubblici: si fanno gare al massimo ribasso sfruttando i lavoratori finché possibile gravando poi sulla collettività attraverso la disoccupazione (Naspi) o la cassa integrazione (se riconosciuta). Tutto questo non è accettabile: la Fit Cisl chiede urgentemente un intervento da parte di tutte le istituzioni, dal prefetto al presidente della Regione, al Sindaco di Genova convocando un tavolo con la massima urgenza con tutte le aziende interessate per dare una risposta a questo urlo disperato di oltre 100 lavoratori che solo per colpa di imprenditori e di aziende appaltanti, incapaci, senza scrupoli e talvolta colluse, si ritrovano senza un lavoro e senza un reddito da poter garantire alle proprie famiglie”, concludono.