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Il processo

Spese pazze, Burlando in aula: “La telefonata a Scialfa? C’era un problema di immagine e di sostanza” fotogallery

Genova. “Non era solo una questione di immagine ma di sostanza”. L’ex governatore Claudio Burlando, chiamato a testimoniare dal difensore di Niccolò Scialfa nel processo sulle spese pazze spiega così al sostituto procuratore Francesco Pinto il perché di quella telefonata all’allora capogruppo dell’Idv che è stata registrata dai finanziari visto che Scialfa era sotto intercettazione. In quella telefonata Burlando Burlando, redarguisce Scialfa dicendogli alla fine: “Per essere chiari, io regalo bottiglie a Natale, ma le pago di tasca mia”.

Il riferimento è alle ingenti quantità di vino acquistato da Scialfa e finite tra le spese contestate dalla Procura (insieme alle mutande, ai gratta e vinci e taxi per fare 300 petri, alle penne e alle agende costose, insomma a tutto quando fece esplodere il caso spese pazze). L’intercettazione risale al 26 gennaio 2013, pochi giorni dopo le perquisizioni domiciliari a carico di Scialfa e della Fusco, allora già indagati, con la pubblicazione dell’elenco di oggetti che sarebbero stati acquistati con soldi pubblici: “Qui non è solo questione di legge – dice Burlando – ma di chiarezza. Sono troppi i casi per giustificarli come lo sbaglio di un impiegato, è il segnale di un normale andazzo. Voi avevate un meccanismo per cui il capogruppo non sapeva come spendeva i soldi del gruppo, ma lo capisci che è una cosa incredibile”.

Oggi l’ex governatore ha ribadito che quella telefonata era conseguenza dell’immagine che il consiglio regionale e quindi indirettamente tutto l’emette Regione avrebbe dato di sé agli elettori. Anche se Burlando ci tiene a precisare: “Ci sono però diversi livelli di gravità. L’acquisto personale è gravissimo, quando si parla di spese di rappresentanza questo dipende un po’ dalla sensibilità delle persone, poi la valutazione la fare voi – dice rivolto alla Corte. Vero è che io se ho fatto pagare all’ente qualche omaggio ad ambasciatori o ministri, per esempio i regali per assessori dirigenti e collaboratori li pagavo di tasca mia”.

Addirittura nella telefonata Burlando consiglierà a Scialfa di fare un po’ di beneficienza. “Non ricordo quel passaggio” dice Burlando che sottolinea come “non sapessi di essere intercettato”.

Il processo agli ex Idv, dopo il patteggiamento di Maruska Piredda e Stefano Quaini, vede imputati Niccolò Scialfa, Marylin Fusco, il marito Palladini e l’ex tesoriere dell’Idv De Lucchi.