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Regazzoni suona la sveglia ai dem: “Sta arrivando una tempesta, caro Pd genovese”

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Genova. “Quando un partito senza linea politica, senza un’idea di città, subalterno a un sindaco che non c’è, e con il timore, fondato, di perdere le elezioni comunali del 2017, a Genova, ha come unica idea quella di dar vita a una santa alleanza di tutti i cocci sparsi della sinistra genovese, questo partito è irrimediabilmente destinato non solo a essere sconfitto, ma ad essere trattato con sufficienza da quelle stesse forze politiche che chiama a raccolta in nome di una sola cosa: la paura di perdere”.

Inizia così la dura presa di posizione di Simone Regazzoni nei confronti del suo partito. Quel Pd che ad oggi versa in una situazione “disastrosa – citando le sue parole – per mancanza di lungimiranza e coraggio del suo gruppo dirigente: di quei giovani che vivacchiano all’ombra di vecchi Soloni e che hanno perso completamente il contatto con i problemi reali della città su cui non hanno nulla da dire”. L’elenco dell’immobilismo: “Nulla da dire su sicurezza. C’è un’emergenza sicurezza nel centro storico: abbiamo il coraggio di dirlo o no? Decoro urbano. Trasporti. Degrado delle periferie. Nuove povertà”. Al contrario “Grande attenzione per le piccole, vecchie alchimie politiche destinate a partorire solo nuove, grandi scoffitte”.

E a chi dice che il momento è difficile, Regazzoni risponde con una metafora, a metà tra il calcio e la politica. “Un conto è giocare in difesa, con una strategia politica ben definita. Altro conto è non avere strategia politica alcuna e pensare che Bogliasco – con tutto il rispetto per Bogliasco – rappresenti il modello universalmente esportabile per rilanciare le magnifiche sorti e progressive del centrosinistra”.

Che fare? “Evitiamo, in primo luogo, di farci ridere dietro”. Il riferimento è all’iniziativa lanciata dal pd genovese di scendere in piazza a luglio, “con i taccuini” per chiedere ai Genovesi “cose che tutti coloro che in città vivono, usano l’autobus, frequentano i quartieri e i negozi sanno e che il Pd dovrebbe già sapere, e molto bene, da tempo – a meno di non voler apparire marziani che atterrano a Genova da un altro mondo per studiarne gli strani costumi. Cose dell’altro mondo, appunto, per un partito al governo della città”.

Dopo le critiche, le proposte. “Responsabilità e capacità di elaborazione politica, invece di scadere nel piccolo populismo di mezza estate del ‘siamo umili, ascoltiamo la città’ dopo 5 anni di governo Doria che la città si è rifiutato di ascoltarla. Si dica che la stagione di Doria è chiusa. Si proceda a un ricambio del gruppo dirigente che ha avuto responsabilità in questo disastro. Si individuino subito tre-quattro temi forti per elaborare un programma in grado di aprire una nuova stagione per Genova. E si lavori – con chi ci sta – alla ricerca di un candidato che di questo programma si sappia fare interprete in grado di rappresentare quell’esigenza di innovazione che questo Pd non sa più intercettare”.

E ancora: “E’tempo di parlare chiaro: ora. Adesso è tempo che ciascuno si prenda le sue responsabilità. Per parte mia ho dato la mia disponibilità a candidarmi”. Non per personalismo ma “per provare a dar voce a quella parte della società civile che guarda ancora al Pd come partito di riferimento, ma non tollera più le vecchie oligarchie, i signori delle tessere, le segreterie ombra, i caminetti, la gestione autoreferenziale del potere: tutto quello che ci fa apparire, e a ragione, un vecchio apparato che frena l’innovazione. Tutto è perduto? No. A patto di cambiare rotta, uomini e idee”.
Regazzoni cita Anne Hathaway, dal terzo capitolo della trilogia di Batman di Nolan: “Sta arrivando una tempesta, caro Pd genovese. E’ ora di svegliarsi. O essere travolti”.