Il dibattito

Pd, Ermini all’assemblea regionale: “Subito il congresso, commissario non sia alibi per non rinnovare gruppo dirigente”

La lunga assemblea fila via senza troppe emozioni, ma ora la nuova sfida per il segretario rischia di far implodere il partito

Genova. “Ho chiesto a Guerini di poter svolgere lo stesso il congresso nonostante dal partito nazionale fossero arrivate indicazioni diverse perché il commissario sta diventando un alibi per rinviare le scelte di una nuova classe dirigente”.

Il commissario David Ermini aprendo la discussione all’assemblea regionale del Pd annuncia di fatto che il congresso per l’elezione del nuovo segretario regionale si terrà subito dopo il referendum. “Ci vuole uno shock generazionale – dice ancora Ermini – e chi pensa che una volta andato via il commissario si possa tornare alle divisioni del 2015 non fa il bene del partito”.

Ermini nel suo intervento ha esortato il partito “a discutere di tutto ma nelle sedi opportune e non sui giornali. Nei circoli, nelle assemblee, alle feste dell’Unità”. E ha parlato del caso Lavagna: “Lella nono poteva sapere tutto quello che c’era dietro e comunque il Pd è vittima di queste vicende”.

Ermini passa la palla quindi, forse stanco in un momento così difficile per il partito nazionale, di dover gestire anche la situazione ligure.

Il primo intervento ‘di peso’ è quello dell’ex assessore Claudio Montaldo. Lui che fu uno dei 200 firmatari della lettera sul voto secondo coscienza alle scorse amministrative dice che da allora “non abbiamo fatto una vera discussione su quanto accaduto quando i problemi si nascondono sotto un tappeto come la polvere, poi tornano”. Sul caso Lavagna Montaldo affonda: “Non è un problema giudiziario, ma in quella campagna elettorale c’era un problema di disinvoltura politica con cui siamo andati a cercare consensi. disinvoltura che ha creato confusione. Non sono d’accordo a chi ancora oggi insiste ad attribuire a quella sconfitta con le divisioni. Le divisioni non sono la causa, sono le conseguenze”.

Dopo di lui interviene l’ex governatore Burlando che ribadisce la posizione già espressa più volte: “Come possiamo affrontare le amministrative quando un pezzo di partito è contro l’azione del suo governo?”. Tra lui e Camillo Bassi anche uno scambio di battute: “Non ti riconosco più” dice allo storico esponente del pci genovese che ha promosso nel circolo del centro storico la mozione contro Paita. E Bassi dalla platea ricambia: “Io non riconosco più Claudio Burlando”. Dopo di lui interviene proprio Lella Paita, che si difende ancora una volta dal caso Lavagna: “Io sono la vittima, il Pd è la vittima di tutta questa vicenda”. Paita poi riporta ancora una volta come modello il lavoro del gruppo regionale: “Io e molti esponenti del gruppo partiamo da posizioni politiche diverse ma lavoriamo insieme perché è la politica che si occupa di questioni concrete a ridurre le divisioni”.

In assemblea interviene anche il sindaco di Ventimiglia Enrico Joculano: “Noi amministratori siamo stufi di queste beghe interne che non interessano a nessuno quando i nostri cittadini a Genova come a Ventimiglia hanno problemi concreti. E nemmeno possiamo andare in questa situazione a parlare di referendum. La riforma è importantissima ma centrare il dibattito sulla riforma ci fa un po’ deviare l’attenzione dai problemi del territorio” .

La gente piano piano va via, con la sala mezza vuota interviene Pippo Rossetti che dà una stoccata alle autocandidature con particolare riferimento a Simone Regazzoni. L’ultimo intervento è quello del segretario genovese Terrile che plaude alla scelta del congresso prima possibile: “Ci separano una decina di mesi dall’appuntamento elettorale e dobbiamo arrivarci uniti. Ma l’unità non basta. Uno dei problemi del Pd è l’isolamento, dobbiamo fare uno sforzo per dialogare con tutti, con la città, con le associazioni ed essere in grado di elaborare nuove risposte e di costruire un nuovo radicamento del partito sul territorio. Questo primo week-end di mobilitazione nei quartieri è stato positivo e ci ha dimostrato che da parte dei cittadini c’è la voglia di avere da noi soluzioni vere ai problemi della città, di confrontarsi nella consapevolezza che nel PD ci sono le risorse per portare avanti una buona amministrazione”.

E così il partito di fronte alla sfida più difficile, quella di non perdere Genova, dovrà affrontare l’ennesima battaglia interna, quella per l’elezione del segretario regionale e continuare a parlare di sé. E in molti pensano che questa, ancora una volta, non sia una mossa azzeccata.