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Nuova legge sul commercio, contrari e astenuti: il voto delle minoranze

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Regione. “Un no su tutta la linea alla Grande distribuzione organizzata e al Testo Unico del Commercio, che della Gdo è simbolo ed emblema, e che, nonostante alcuni miglioramenti, si prepara a condannare definitivamente a morte il piccolo commercio in Liguria, degradando i quartieri, depauperando la qualità della vita e dei prodotti, annientando salute e diritti dei lavoratori”.

Lo dicono i portavoce del MoVimento 5 Stelle in Regione Liguria, che oggi in Aula hanno espresso voto contrario al disegno di legge numero 94 firmato da Rixi e Toti, presentando una serie di emendamenti correttivi, tutti respinti dalla giunta.

“La qualità della vita delle persone è più importante della libera concorrenza – attacca Alice Salvatore – Il territorio e l’ambiente vengono prima di tutto. Per questo non è accettabile dato l’alto consumo di suolo già perpetrato in Liguria, un Testo sul commercio che preveda nuovi grandi insediamenti commerciali, anche in aree fortemente urbanizzate, visti gli effetti devastanti di questi sulla qualità della vita”.

Andrea Melis spiega il motivo del voto contrario al decreto sul commercio: “La logica dei criteri è potenzialmente condivisibile, bisogna poi però valutare i criteri nel merito – ragiona il portavoce M5S – Con tutti i nostri emendamenti in Aula abbiamo provato ad alzare l’asticella del provvedimento, ma ci sono stati tutti respinti. Preso atto di questo, non abbiamo potuto far altro che votare contro”.

“Il mercato della grande distribuzione ormai è saturo – chiude Marco De Ferrari, relatore di minoranza del MoVimento 5 Stelle sul testo – perché non si generano posti di lavoro, ma si ‘precarizza’ ancora di più il lavoro privato, con personale dipendente trattato come un mero strumento di lavoro e non come persona. Le liberalizzazioni di Monti hanno offerto su un piatto d’argento la possibilità alla GDO di agire sulla pelle dei lavoratori dipendenti e del piccolo commercio di vicinato”.

Il gruppo del Partito Democratico ha deciso di astenersi sul voto finale alla legge dopo che la maggioranza ha “radicalmente modificato la prima versione della norma e ha poi ulteriormente emendato, accogliendo anche alcune nostre proposte, il testo finale”.

“Insomma, siamo riusciti a costringere il centrodestra a migliorare la legge sul commercio – dicono i Dem – Tra i risultati che siamo riusciti a portare a casa spicca, prima di tutto, la retromarcia della giunta sui siti in cui insediare la grande distribuzione. Dopo una serrata lotta politica in commissione riamo riusciti a far sostituire i siti con i criteri, anche se avremmo voluto fossero più stringenti e meno convenzionali. Certo, siamo convinti che rimanga ancora troppa discrezionalità alla giunta regionale e che i Comuni abbiano ancora troppo poca voce in capitolo. Tra gli altri risultati raggiunti spiccano la decisione di estendere da 800 a 1000 metri la distanza dalle aree di pregio prima della quale non è possibile insediare la grande distribuzione e la decisione di presentare nei prossimi mesi una proposta per estendere il contributo di solidarietà che il ddl prevede a carico delle grandi superfici di vendita in favore dei Civ, anche alla media superficie di vendita. Una misura quest’ultima che, grazie a un ordine del giorno, potrebbe essere estesa anche ai consorzi commerciali”.

“Inoltre non sarà possibile insediare la grande distribuzione all’interno di un’area in cui è presente un centro integrato di via. Riteniamo importante infine l’impegno della giunta, su nostra sollecitazione, di creare una fascia di rispetto inibita alla grande distribuzione e ai grandi centri commerciali che vada anche oltre la perimetrazione dei Civ e si avvicini il più possibile ai 500 metri proposti nel nostro emendamento”.

Il consigliere regionale di Rete a Sinistra Gianni Pastorino dice: “Le modifiche alla legge sul commercio, che riaprono le porte alla grande distribuzione, hanno avuto un iter particolarmente complesso e condizionato almeno all’inizio da elementi ideologici particolarmente negativi. La giunta, infatti, ha dovuto fare retromarcia dopo le critiche pesanti evidenziate dagli enti locali e dalle associazioni di categoria, quindi ha modificato completamente l’impostazione di partenza. Se da una parte è un fatto positivo impostare la programmazione regionale con la determinazione di criteri, piuttosto che attraverso l’individuazione dei nuovi siti per la grande distribuzione, dall’altra questo cambio di paradigma avvenuto nel giro di 20 giorni dimostra quanto meno uno stato confusionale della giunta di centrodestra”.

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