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Mongol Rally 2016, il team genovese al via: “La Turchia preoccupa, ma è giusto partire” fotogallery

I tre giovani genovesi hanno studiato un percorso alternativo dopo i recenti fatti in Turchia. Ben oltre il budget previsto la raccolta in beneficenza (CoolEarth e Gaslini)

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Genova. Sei mesi di preparazione, un viaggio studiato in ogni dettaglio, un’esperienza da fare. “Nonostante tutto, partire è giusto”. Ugo Scartabelli, Lorenzo Costa e Alessandro Casapietra, i tre genovesi (team Pandiamoaquelpaese) che partecipano al Mongol Rally 2016, la “corsa” internazionale non competitiva in automobile e a scopo benefico, sono giustamente preoccupati, ma decisi.

Mancano una manciata di giorni al 20 luglio, data della partenza ufficiale sotto la Lanterna. La squadra è pronta per le quattro settimane di viaggio che li vedrà attraversare 14 paesi, 13 mila e 500 chilometri. Meta finale Ulan-Udè, Russia orientale, Siberia.

Le notizie che arrivano dalla Turchia, all’indomani del fallito golpe, spaventano ma non sorprendono. “Lo sapevamo che la Turchia, dal punto di vista del rischio terrorismo, sarebbe stato il punto più caldo – racconta Ugo a Genova24.it – ma abbiamo elaborato diversi piani. Stiamo valutando un’alternativa nel caso la situazione rimanesse ad alto rischio come è ora: ci sono traghetti in partenza dalla Bulgaria per la Georgia, oppure dalla Romania, fortunatamente possiamo permetterci di decidere anche all’ultimo”.

Italia, Slovenia, Ungheria, Romania, Bulgaria. E’ la prima parte del viaggio, forse la più tranquilla. Poi l’incognita Turchia (e la possibilità di bypassare con il traghetto) e la ripresa attraverso la Georgia, l’Armenia, l’Iran, il Turkmenistan, l’Uzbekistan, e lo sconosciuto Kirghizistan. Infine il Kazakistan, la Russia, i mille chilometri di sterrato in Mongolia, e il giro di boa fino alla meta finale, in Siberia.

Quasi 14 mila km con una panda rossa del 1998, 900 di cilindrata a trazione anteriore (160 mila km già all’attivo), acquistata su internet dai tre avventurieri poco dopo la decisione di partecipare al Mongol Rally 2016.

“Questa corsa particolare l’ha scoperta Alessandro in rete, ne abbiamo parlato e ha trovato subito due persone pronte ad assecondarlo – racconta ancora Ugo – il 1 febbraio ci siamo iscritti e dopo 6 mesi di pianificazione siamo alla linea di partenza”.

Pronte le sette cartine rigorosamente cartacee (sconsigliato l’uso del navigatore), l’attrezzatura per ogni evenienza, i vaccini fatti (tetano, epatite, tifo), mentre l’ultimo visto è arrivato ieri. Una piccola spesa (500 euro) per l’iscrizione a cui aggiungere quelle per la macchina, e il team è pronto. Tre uomini e una Panda (per il quarto uomo è mancato forse il tempo). Un lungo viaggio e il “giusto spirito”: arrangiarsi, interagire, conoscere luoghi e persone. “Secondo quanto raccontato da chi l’ha già fatto, è un’esperienza che ti mette in contatto con popoli stupendi, molto collaborativi. E’ un viaggio vero, un arricchimento. Il fatto di conoscere posti che normalmente non trovi quando vai in vacanza, ci ha motivato molto”.

Da Genova li seguono, un po’ preoccupati, i familiari, “però ormai ci hanno fatto il callo” e gli amici. “Siamo tranquilli, abbiamo pianificato tutto intensamente. L’organizzazione ti aiuta fino a Costanza in Romania, poi abbiamo alcuni numeri per le emergenze e un paio di contatti in Mongolia. Ma è proprio questo lo spirito della corsa: collaborare con il posto, arrangiarsi, interagire. Ci aspettiamo di divertirci, ovviamente senza correre pericoli. Ma ora più che mai è importante avere coraggio, non siamo degli incoscienti, le cose le facciamo con la testa”.

La Panda è attrezzata con tutto il necessario. La cesta sul tetto, le luci a led per illuminare le notti, una tenda artigianale da montare velocemente, i cerchi colorati. Sono solo alcuni dei lavori “hand made” che il team ha fatto per affrontare il viaggio. Molti anche i ricambi a bordo, per eventuali incidenti di percorso. “Ma con l’aiuto del posto, contiamo di arrangiarci”, sdrammatizza Ugo. E, ovvio, la cucina da campo.
“Aggiorneremo su Facebook il più possibile, usando l’iPad e il wifi. Per il resto siamo dotati di un telefono satellitare per le emergenze senza limitazioni geografica”. E Facebook, del resto, è anche il motore dell’organizzazione “sotterranea”: i team italiani, da Trento a Cagliari, hanno creato un gruppo ad hoc per collaborare e darsi aiuto nei preparativi. (Nella foto l’incontro con “Khan’t Hold Us”, il team di Lucca). L’avventura del Mongol Rally piace, e sta diventando consolidata anche sotto la Lanterna. “Nel 2012 hanno partecipato altri genovesi, i Belinbatar, che inizialmente ci hanno dato una mano, così come noi aiuteremo i ragazzi che ci hanno contattato per partire il prossimo anno”.

Oggi gli ultimi ritocchi e poi il 2°Partyamo, questa volta una festa di arrivederci al Kowalski di via dei Giustiniani, dove sarà “svelato” anche l’ammontare delle donazioni fin qui ottenute. E i genovesi, come spesso accade, hanno smentito il luogo comune che li vuole tirchi. “Anzi, c’è stata un’ottima risposta. Abbiamo raccolto oltre il budget previsto di 1000 sterline – spiega il team – 600 andranno all’associazione CoolEarth, poi tutto il resto al Gaslini”. (Le donazioni sono ancora possibili sul sito.

E mentre il Mongol Rally 2016 è partito oggi ufficialmente da Londra (300 le squadre in strada, di cui 7 italiane), l’avventura dei tre genovesi inizia di fatto mercoledì: partenza “in sordina” da Genova, prima tappa Budapest, per poi tornare il 21 agosto con aereo da Mosca. La Panda invece tornerà a bordo di un treno. “Se sarà in condizioni di rimettersi su strada andremo a riprenderla in Lettonia, poi decideremo cosa farne”. A bordo c’è ancora posto per la mascotte porta fortuna, neanche a dirlo, una panda versione peluche.

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