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Marocchini arrestati per droga a Savona, per la Procura di Genova “non sono indagati per terrorismo”

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Genova. E’ partita da un “messaggino” arrivato via Whatsapp da un numero marocchino che aveva come “foto di profilo” l’immagine di una ragazza che imbracciava un mitra l’indagine volta ad accertare attività legate al terrorismo che ha portato la Polizia di Stato ad arrestare due spacciatori marocchini residenti a Ceriale.

L’attività di indagine, diretta dalla procura distrettuale antiterrorismo di Genova e coordinata dal sostituto procuratore Federico Manotti, nasce a seguito della segnalazione di una giovane savonese al commissariato di polizia online della polizia postale e delle comunicazioni e riguardante un messaggio Whatsapp arrivato al suo cellulare da un contatto non presente nella sua rubrica e proveniente da un numero del Marocco.

Ciò che aveva indotto la giovane, una 21enne di Andora, a rivolgersi alla polizia postale era l’immagine riprodotta nel profilo Whatsapp del mittente del messaggio: la foto, cioè, di una ragazza con un mitra in mano e in posizione di tiro.

La segnalazione è stata subito inviata agli investigatori della polizia postale e delle comunicazioni di Imperia che, anche con l’aiuto della ragazza, ha ricostruito la vicenda: tre mesi prima, transitando nei pressi di una struttura di Andora data in cessione a profughi provenienti dall’Africa e gestita dalla cooperativa Jobel, aveva prestato il proprio cellulare ad uno dei marocchini residenti, che a suo dire aveva la necessità di contattare dei conoscenti nel paese d’origine.

Grazie alle intercettazioni, i poliziotti hanno stabilito che il numero marocchino aveva frequenti contatti con le utenze di altri cinque nord-africani tutti da tempo abitanti in Italia. I magrebini risiedono oggi in via Sant’Eugenio a Ceriale insieme ad altri tre connazionali, ma fino a qualche mese fa abitavano in via Einaudi e in viale Pontelungo ad Albenga e in via Pennevaire a Castelbianco.

Gli agenti hanno messo sotto controllo i numeri di telefono dei sospetti con l’obiettivo di rintracciare possibili comunicazioni riguardanti attività legate al terrorismo. Nelle scorse ore, poi, i poliziotti hanno fatto scattare il blitz e hanno perquisito gli alloggi di Ceriale e Castelbianco al fine di acquisire i cellulari dei cinque marocchini coinvolti nell’indagine e verificare le informazioni in essi contenuti.

Oltre ai cellulari, negli appartamenti sono stati trovati anche cocaina, bilancini e 5 mila euro in contanti, oltre ad una decina di documenti di identità italiani, non rubati, sui quali sono in corso approfondimenti per verificare se siano legati ad una possibile attività di spaccio da parte degli arrestati (ad esempio lasciati a garanzia del debito), o se invece il loro possesso sia finalizzato a ben altri impieghi.

Vista la presenza della droga nell’appartamento, i due marocchini,  Mezouri Rafik, 30 anni, regolare sul territorio nazionale, e Mezouri Abdelfettah, 27 anni, irregolare, sono stati arrestati per detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Un terzo nord-africano, invece, è stato denunciato. Al momento, però, nessuno degli stranieri è indagato per terrorismo. Solo l’analisi dei cellulari e in particolare dei messaggi scambiati su Whatzapp potrebbero portare a nuovi elementi ed eventualmente ad un’indagine ed eventualmente all’iscrizione nel registro degli indagati dei cinque stranieri perquisiti. Al momento la procura ha aperto un fascicolo contro ignoti per il reato di arruolamento per finalità di terrorismo.