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La Cgil all’attacco della Fornero: “Con riforma legge subito tremila genovesi in pensione”

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Genova. Se fosse modificata la “legge Fornero” tremila genovesi potrebbero andare subito in pensione. Il dato è emerso nel corso del convegno “Cambiare la legge Fornero per dare sicurezza ai pensionati, certezze ai lavoratori, futuro ai giovani”, organizzato da Spi, Cgil e Fondazione Di Vittorio nel corso del quale sono stati resi noti i risultati di una ricerca sui temi della previdenza in Italia e in Europa.

L’analisi evidenzia diversi aspetti e sfata alcuni luoghi comuni come quello che vi siano schiere di baby pensionati, pensionati d’oro o che i pensionati non paghino le tasse. I dati dimostrano che nella nostra regione la maggioranza di persone in pensione sono over 60 (oltre 350 mila pensionati) e che gli importi sono tutt’altro che da sogno con più di 200 mila pensionati sotto i 1.500 euro lordi al mese e che i nostri pensionati sono al terzo posto in Europa per tasse pagate (prima di noi ci sono solo Svezia e Paesi Bassi).

“La legge Fornero dovrebbe essere modificata in maniera radicale – sottolinea Paola Repetto, del Dipartimento Previdenza dello Spi Cgil – sia per consentire ai lavoratori anziani di andare in pensione, aprendo nuovi spazi al mercato del lavoro, che per garantire una pensione dignitosa a chi lascia il lavoro. Nella ricerca, quindi, sono stati messi a confronto i sistemi previdenziali dei 15 paesi europei storici e, contrariamente a quanto spesso si dice, e’ emerso come tutti sono migliori e più generosi del nostro”.

Una necessità, quella della riforma della Fornero, che viene chiesta anche dall’Inps. “L’istituto non solo non funziona meglio da quando c’è la riforma – spiega Giampaolo Patta, del Consiglio Vigilanza Inps – ma è, se possibile, peggiorato. Con l’accorpamento tra pubblico e privato si è creato un ritardo sull’erogazione delle pensioni senza precedenti che, per gli enti pubblici arriva fino a 8 mesi. Ma la situazione non è migliorata nemmeno sul fronte dei bilanci, con una perdita di 50 miliardi di patrimonio netto in 5 anni e i nostri studi sul 2023 segnalano un debito di 56 miliardi”.