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Fegino, tempi indefiniti per la bonifica. Il comitato: “Vogliamo sapere dove passano i tubi”

Oltre un anno almeno per cominciare: c'è timore per le piogge del prossimo autunno

Genova. Tempi lunghissimi, meglio indefiniti per la bonifica degli alvei del Fegino, Pianego e del Polcevera dopo lo sversamento del 17 aprile scorso. E’ quanto ha appreso questa mattina il comitato spontaneo Borzoli Fegino al termine della riunione tecnica per fare il punto a tre mesi dal gravissimo incidente. Iplom ha infatti spiegato così il cronoprogramma: entro il 7 di agosto sarà presentato il piano di ‘caratterizzazione del territorio’, che raccoglie le informazioni preliminari sul terreno. Entro i sei mesi successivi si terrà la conferenza dei servizi sull’analisi del rischio che raccoglierà e valuterà i dati ambientali e dopo altri sei mesi circa sarà la volta della presentazione e della successiva approvazione del piano di bonifica vero e proprio.

Gli abitanti sono rimasti sostanzialmente perplessi dalla tempistica incerta: “Cosa accadrà questo autunno, quando cominceranno le piogge e il petrolio di cui è intrisa la terra si mescolerà all’acqua?” si domanda Antonella Marras, presidente del Comitato che oggi ha chiesto ai tecnici presenti (Iplom, Arpal, Asp, Citta metropolitana, oltre agli assessori Crivello e Porcile per Tursi e al consigliere delegato Enrico Pignone per la città metropolitana) di rimuovere il petrolio che ancora sembra insistere nella zona sottostante ai giardini Montecucco, nonché le acque piene di mucillagini che formano una pozza nella parte bassa di via Borzoli. “Ci hanno spiegato che al momento Iplom non può intervenire perché la fase prevista dal Mise, cioè la messa in sicurezza, si è conclusa e per intervenire nell’alveo servirebbe una conferenza dei servizi ad hoc, ma allora intervenga qualcun altro addebitandolo a Iplom, l’importante è che qualcosa di faccia”.

Intanto la raffineria di Busalla resta chiusa: “La capitaneria di porto ci ha spiegato – racconta Marras – che dopo che saran o sistemati tutti i punti critici individuati dal perito del Pm dovranno essere collaudati i singoli punti e poi dovrà essere fatto un collaudo completo”. I tempi quindi sembrerebbero piuttosto lunghi, e nel frattempo il comitato chiede un incontro con i sindacati: “Non possiamo accettare che emerga una contrapposizione tra ambiente e lavoro vorremmo incontrarli per trovare un punto di contatto”.

Tra le richieste del comitato quella di “conoscere esattamente dove passano i tubi Iplom. Ci è stato detto dall’azienda che la mappa delle condotte è riservata per ragioni di sicurezza, ma comunque le amministrazioni hanno tutte le informazioni. Quindi come cittadini crediamo di avere il diritto di sapere cosa passa sotto le nostre case e dove. Se queste informazioni non ci saranno fornite saremo costretti a rivolgerci ai nostri legali”. Il comitato intanto quasi certamente si costituirà parte civile nel processo: “Dobbiamo ancora discuterne ma è molto probabile – spiega Marras – e speriamo che il Comune di Genova faccia lo stesso, mantenendo la posizione annunciata dal sindaco subito dopo il disastro”.