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Do you Warhol? La campagna social del Ducale in vista della grande retrospettiva autunnale

Genova. Dal 21 ottobre prossimo Palazzo Ducale di Genova dedica una grande retrospettiva ad Andy Warhol:  in preparazione alla mostra, a partire dal 7 luglio e per tutto il periodo estivo, nel cortile di Palazzo Ducale di Genova verrà istallato un corner dove le persone avranno la possibilità di scattarsi selfie e “warholizzare” il proprio volto con un’app dedicata.

Dal 7 al 17 luglio sarà inoltre presente in loco una hostess che supporterà il pubblico e metterà a disposizione un tablet sul quale è stata scaricata un’applicazione che “warholizza” il viso. La foto scattata sarà poi condivisibile sui social  con #doyouwarhol e  #warholgenova e stampabile direttamente in loco.

Le foto realizzate in questi primi dieci giorni saranno raccolte e verranno selezionati circa venti soggetti che, previa autorizzazione, diventeranno i volti della prima campagna pubblicitaria della mostra.

Chi parteciperà alla campagna “Do you warhol?” avrà quindi la possibilità di vedere il proprio volto sui manifesti pubblicitari della mostra che verranno affissi da inizio settembre a Genova, oltre che sui social e sul sito della mostra.

Curata da Luca Beatrice e prodotta e organizzata da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura di Genova e da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 Ore, la mostra Andy Warhol Pop Society (Palazzo Ducale di Genova 21 ottobre 2016 – 26 febbraio 2017) presenta circa 170 opere tra tele, prints, disegni, polaroid, sculture, oggetti, provenienti da collezioni private, musei e fondazioni pubbliche e private italiane e straniere.

Il percorso tematico si sviluppa intorno a sei linee conduttrici: il disegno, le icone, le polaroid, i ritratti, Andy Warhol e l’Italia, e infine il cinema e copre l’intero arco dell’attività dell’artista più famoso e popolare del secolo scorso. Con lui si apre l’epoca dell’arte contemporanea, così come ancora la intendiamo oggi. Se nel calendario della musica pop c’è un ante e un post Beatles, l’unico fenomeno culturale e mediatico degli anni Sessanta in grado di rivaleggiare con Warhol, allo stesso modo in quello dell’arte dobbiamo parlare di un “Before Andy” e di un “After Andy”. Soprattutto, Andy Warhol è stato capace di intuire e anticipare i profondi cambiamenti che la società contemporanea avrebbe attraversato a partire dall’era pop, da quando cioè l’opera d’arte comincia a relazionarsi quotidianamente con la società dei massmedia, delle merci e del consumo. Nella Factory, a New York, non solo si producevano dipinti e serigrafie: si faceva cinema, musica rock, editoria, si attraversavano nuovi linguaggi sperimentali in una costante ricerca d’avanguardia. Anche nei confronti della televisione, il nuovo medium per eccellenza, Warhol manifesta una curiosità straordinaria e, probabilmente, se fosse vissuto nei nostri tempi, non avrebbe esitato a usare i social network e la comunicazione in rete.