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Case popolari, sindacati: “In Liguria insufficienti per gestire le nuove povertà”

millesimo, case popolari via moneta

Genova. “Apprendiamo che la giunta regionale sarebbe intenzionata a modificare il regolamento per l’assegnazione delle case popolari per meglio intercettare i bisogni abitativi di chi non può, per condizione economica, rivolgersi al mercato privato. Dovere delle istituzioni è approntare politiche abitative in questa direzione: purtroppo in questi ultimi 25 anni le politiche adottate a tutti i livelli, iniziando dai governi, non sono andate in questa direzione”. A dirlo sono Cgil, Cisl e Uil Liguria, assieme a Sunia, Sicet e Uniat.

“L’espansione edilizia – spiegano – ha determinato un eccesso di nuove costruzioni ingenerando una bolla speculativa che ha determinato, oltre all’eccesso dei valori immobiliari, anche un incremento dei canoni di affitto. La successiva crisi immobiliare e recessiva ha comportato per chi ha acquistato la casa con un mutuo di avere a oggi valori dimezzati e in molti casi l’impossibilità di far fronte alle rate. Mediamente negli ultimi anni in Liguria sono stati erogati annualmente mutui per un valore di 700 milioni, questi hanno causato situazioni di default per circa 2 mila famiglie, di cui molte extracomunitarie, che hanno perso le proprie case avviate alle aste per la conseguente vendita. I pignoramenti immobiliari hanno riguardato anche molte famiglie proprietarie che non riescono più a far fronte alle rate delle amministrazioni ordinarie e straordinarie. La situazione è ancora più allarmante se si guarda ai dati del Ministero degli Interni riguardanti gli sfratti in Liguria del 2015: 2989 sfratti eseguiti, 1708 in corso di esecuzione, 5333 richieste di esecuzione”.

“L’incidenza della sola morosità è stata di 1977 richieste, con una incidenza rapporto sfratti/famiglie di 1 a 261, quando nel 2005 era del 1 a 389, che ci pone ben oltre la media nazionale che è 1 a 399. Il dato disaggregato vede Genova con 1352 sfratti emessi di cui 1270 per morosità, La Spezia con 318 emessi di cui 114 per morosità, Imperia 394 di cui 305 per morosità, Savona 922 di cui 11 per morosità. A far fronte del fabbisogno abitativo, in Liguria un patrimonio ERP di solo 21.500 appartamenti, dei quali 10.500 nella sola Genova. Ogni anno si liberano mediamente il 3% degli appartamenti creando un volano potenziale per la riassegnazione di circa 600 appartamenti, di cui 350 nella sola Genova. Solo potenziali poiché molti di questi necessitano di interventi manutentivi da un minimo di 15 mila a 35 mila euro. Solo recentemente sono stati stanziati dal Ministero delle Infrastrutture i finanziamenti per il recupero di questi alloggi. Mediamente in Liguria a fronte di oltre 4 mila richieste abitative non vengono assegnati più di 200 alloggi all’anno: nella solo Genova nel 2015 sono stati assegnati solo 97 appartamenti. Di queste assegnazioni il 20% riguarda immigrati: Genova, che rappresenta la centralità di questo fabbisogno, ha assegnato a questi ultimi solo il 20,62% degli alloggi. Basta critiche e differenze tra italiani e immigrati: le regole di accesso sono uguali per tutti”.

“Certamente snellire le procedure di assegnazione è importante, ma ancor di più ristrutturare velocemente gli appartamenti liberi oggi in Liguria, di cui circa 1200 attendono interventi strutturali, come è importante rifinanziare piani per implementare alloggi ERP a canone sociale. Solo in Liguria per dare risposta al crescente fabbisogno ne occorrerebbero circa 8 mila: neppure il mercato libero a canone concordato,pur fortemente defiscalizzato, e’ in grado di dare risposte a chi ha e avrà sempre più redditi di sussistenza, di lavoro o pensione. Se poi paragoniamo il nostro patrimonio ERP nazionale di soli 700.000 alloggi a fronte di quello delle altre nazioni, il differenziale è abissale: GB circa tre milioni di alloggi pubblici, Francia e Germania 5/ 6milioni”.

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