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Calcio amarcord: U.S. Arenzano, quando i numeri andavano dall’uno all’undici

Una “sbiadita” foto del Campionato 1964/65, rispolvera i ricordi di un calcio d'antan

Arenzano. Una foto dell’U.S. Arenzano, vincitrice – al primo tentativo – del Campionato di Terza Categoria del 1964/65, rispolvera i ricordi di un calcio d’antan, dal sapore più romantico che antico…

Un tuffo nel passato, con l’Inter di Helenio Herrera, quell’anno, campione d’Italia, d’Europa e del Mondo.

A “Rensèn” siamo agli albori del calcio (con la F.I.G.C.) … e dopo due anni dedicati ai campionati giovanili (Allievi nel 1962/63, Juniores nel 63/64), affrontati con ragazzini “raccolti dalle strade” di Nastrè, Olivete, Manni e Rue, un nucleo di dirigenti decide che è arrivata l’ora di provare l’avventura nel foot-ball dei “grandi”, partendo dal basso ed iscrivono la squadra al campionato di Terza Categoria.

La “campagna acquisti” prevede il “ritorno a casa” degli arenzanesi che giocano “all’estero” (cioè nei team dei paesi limitrofi), in attesa di lanciare in prima squadra i giovani con cui si è iniziata l’attività.

La fortuna aiuta gli audaci e l’avventura parte subito col piede giusto, grazie al riuscito amalgama tra i “vecchi” e gli “juniores”, che – col passare dei mesi e lavorando di gomito – si conquistano una delle maglie della numerazione fissa, che va dall’uno all’undici… non ci sono “riserve” sedute in panchina… il due e il tre sono i terzini, il quattro lo indossa il mediano, il cinque lo stopper e il sei il battitore libero. Completano il centrocampo le due mezze ali (l’otto e il dieci, ma il primo è anche lui un mediano di fatica, mentre il secondo è il fantasista, l’uomo più dotato di estro) e l’ala tornante (il sette) gioca sulla destra, perché a sinistra ci sta l’undici, che fa la punta, come il nove, il centravanti o meglio ancora il centrattacco.

Il rito prevede che solo poco prima dell’inizio della partita, nello spogliatoio, l’allenatore assegna le maglie, raccogliendole dal sacco fresco di lavanderia e dopo aver visto i numeri, pronuncia il nome di chi le indosserà in campo… l’annuncio della “formazione”, degli “undici titolari”, avviene così… e se qualcuno si offende, non lo dà a vedere… questo è il calcio d’antan, dal sapore anche ruggente, in cui il mister non si preoccupa certo della sensibilità degli esclusi… c’è solo una squadra per paese e tanti ragazzi pronti a entrare a far parte della rosa… si gioca in undici, gli altri vanno in tribuna… il primo pregio del mister sta nel saper scegliere gli undici più bravi… il secondo nell’azzeccare le marcature ferocemente a uomo e modificarle – se necessario – nel corso del match… poi in campo vanno i giocatori… tanto meglio se la carica agonistica dell’allenatore li ha convinti di poter battere chiunque…

Il campo di casa, sotto i piloni dell’autostrada ) è l’allora “Bianchi” di Cogoleto e i “ragazzi” della foto, che hanno vinto quel torneo di Terza Categoria, consentendo all’U.S. Arenzano di iniziare la scalata verso i campionati superiori, sono (da sinistra a destra, in piedi): Tino Valle (10), Dino Chiossone (5), Angelo Mosconi (11), Emanuele Schelotto (7), Giacomo Calcagno (3), Gian Chessa (2); (in ginocchio): Bruno Sturla (1), Renzo Muratore (6), Puccio Mura (8), Vincenzo Chirone (4), Lazzaro Firpo (9).