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Alluvione 2011, l’avvocato dell’ex sindaco Vincenzi: “Nessuna responsabilità su morti né su falso verbale”

Processo alle battute finali: sentenza attesa tra ottobre e novembre. Per l'ex sindaco il pm ha chiesto 6 anni di reclusione

Genova. “Quando dal Coc iniziarono ad avere le informazioni – ha sostenuto il legale – la macchina si attivò in modo completo, ma ormai era troppo tardi. Se dal territorio fossero arrivate le informazioni già dalle 10.15, quando iniziò a piovere più forte allora si sarebbe potuto fare qualcosa. Ma quelle comunicazioni importanti non arrivarono se non due ore dopo. E il sindaco non può essere responsabile di quella mancata comunicazione”. Per Stefano Savi, che oggi ha sostenuto una lunga arringa di oltre sei ore a difesa dell’ex sindaco Marta Vincenzi, al Coc, al centro operativo comunale, la mattina del 4 novembre non arrivarono le informazioni dal territorio, dalle persone che erano sul campo e che avevano dunque un ruolo operativo. Tale mancanza di informazioni non consentì ai politici e ai dirigenti di agire tempestivamente.

Per il difensore di Marta Vincenzi il piano operativo era stato aggiornato con quanto indicato dalla protezione civile nazionale, ma non venne eseguito correttamente per colpa di chi stava nei posti a rischio. “Quale consiglio in più poteva essere dato? Cosa poteva essere fatto di più? Nulla, perché era stato fatto già tutto il possibile”.

Per quanto riguarda il falso verbale, Savi ha sostenuto che “Marta Vincenzi seppe della bomba d’acqua nel pomeriggio, le venne data quella versione e la prese per buona. E quella versione l’ha sempre ripetuta proprio perché credeva che fosse vera, che le cose erano andate in quella maniera”.

Il pm Luca Scorza Azzarà ha chiesto la condanna a sei anni e un mese per l’ex sindaco, il suo avvocato chiede invece l’assoluzione per tutti i capi d’imputazione, dal disastro e omicidio colposo per non aver commesso il fatto, per il falso verbale perché il fatto non sussiste “visto che il sindaco non era a conoscenza che quella fosse una versione falsa dei fatti e senza la consapevolezza non esiste il reato”. Lo stesso dicasi per la calunnia ai danni del volontario Andrea Mangini, un reato direttamente collegato a quello del falso per il qualche mancherebbe appunto il presupposto della consapevolezza”.

Questa mattina Savi ha però tirato qualche stoccata ai tecnici di cui il sindaco per fora di cose deve fidarsi. Fatto sta che Delponte ha lasciato l’aula insieme al suo avvocato Romano Raimondo e il gesto non è passato inosservato.

Nel processo oltre all’ex sindaco sono imputati l’ex assessore comunale alla protezione civile Francesco Scidone, i dirigenti comunale Sandro Gambelli, Gianfranco Delponte e Pierpaolo Cha e l’ex coordinatore dei volontari Roberto Gabutti. Le accuse sono di omicidio colposo plurimo, disastro colposo, falso e calunnia. Gabutti è accusato solo di falso e calunnia.

Domani in aula sarà la volta dell’arringa difensiva proprio di Delponte, poi ci sarà la pausa estiva tra settembre e ottobre sono previste le repliche del pm e le controrepliche. La sentenza dovrebbe comunque arrivare in autunno.