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Verso Genova 2017, Pd allo sbando. Terrile: “Siamo isolati, dobbiamo recuperare il voto a sinistra”

Alle 18 si riunisce la segreteria provinciale, il 30 giugno la direzione. Ma nel partito si litiga su tutto

Genova. Pd allo sbando dopo la batosta alle amministrative. Oltre al livello nazionale con la sconfitta di Fassino e Giachetti, a pesare moltissimo in Liguria è stata la sconfitta di Cristina Battaglia (candidatura renziana fortemente sponsorizzata dal ministro Pinotti) contro la candidata del centro destra unito Ilaria Caprioglio.

Sulla carta Battaglia partiva in vantaggio dal primo turno ma i savonesi hanno evidentemente voluto dare un segnale di cambiamento e nemmeno hanno apprezzato le divisioni nella sinistra. E nel Pd genovese, che da oggi deve raccogliere ancora una volta i cocci per tentare di non perdere anche Genova, si accalcano commenti e ovviamente polemiche. Il segretario del Pd Alessandro Terrile questa notte ha rilanciato su Facebook la necessità di “unire il centrosinistra e modificare l’Italicum”, suscitando immediatamente polemiche sull’Italicum stesso, su Renzi, su Rete a sinistra che avrebbe le sue responsabilità nella sconfitta e via dicendo.

Il parlamentare Mario Tullo prova anche a scherzare postando una macchina per il ghiaccio in risposta al “lanciafiamme” minacciato da Renzi contro la sua minoranza dopo i ballottaggi e suggerisce di “rottamare l’arroganza per ritrovare tutti maggiore umiltà”.

La tensione a livello nazionale è alta, mentre a Savona il vicesindaco uscente Livio Di Tullio ha lasciato il partito. Contro ulteriori emorragie il segretario genovese Terrile ribadisce che le cose da fare vanno fatte “con Renzi”, ma che quella di ieri sia una sconfitta proprio per il premier sono in pochi a metterlo in dubbio. Così come della necessità di cambiare passo per evitare l’implosione del partito. Il vicesindaco di Genova Stefano Bernini difende la scelta di Di Tullio: “Lui se ne va perché non è più il partito in cui credeva, un partito di sinistra”, ma intanto tutti guardano a palazzo Tursi verso una giunta sempre più affaticata e un Pd che non riesce a tenere la barra non solo dell’amministrazione, ma nemmeno di se stesso.

Così se a parole tutti provano a dire che bisogna affrontare una discussione seria, cercare di evitare le primarie per non ripetere gli stessi errori, dopo due minuti è di nuovo un rimpallarsi di accuse. Regazzoni ribadisce che si vince solo “rottamando una vecchia classe dirigente che sul territorio fa più danni della grandine” a partire da Genova.

“Il Pd deve uscire dall’isolamento – dice il segretario del Pd Terrile – ma non basta guardare ai partiti di sinistra per unire i simboli sulla scheda elettorale, serve essere in grado di tornare a parlare a quella sinistra che si è allontanata dal Pd e non è più tornata, dai lavoratori degli appalti a quelli che non riescono ad andare in pensione a chi ha perso il lavoro, ma questo non possiamo farlo solo a Genova. Il cambio di rotta deve avvenire a tutti i livelli a cominciare da quello nazionale”.

Stasera alle 18 per fare il punto post-voto si riunirà la segreteria provinciale che convocherà per il 30 giugno la direzione provinciale. Si parlerà anche di Doria? “Quello sarà uno dei temi – dice il segretario – ma in questo momento non possiamo pensare di risolvere tutto parlando di candidature e di primarie”. E così Doria e la sua giunta possono prendere fiato, e senza nemmeno un dickat romano anche se il segretario precisa che “quello delle candidature sarà uno dei temi della direzione”. Fatto sta che nell’assemblea di venerdì scorso con i rappresentanti di Rete a sinistra a Gianni Pastorino che ha tentato di forzare sulla necessità di sciogliere il nodo Doria aveva risposto: “Il problema non sono io, non è il mio destino”. Lo ha detto due giorni prima dei ballottaggi e oggi è difficile che qualcuno possa dargli torto.