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Verso Genova 2017: e se fosse Renzi a salvare il sindaco Doria dai renziani?

Domani il primo cittadino a confronto (non pubblico) con i 'suoi' ex comitati, ma tutto resta appeso almeno fino al ballottaggio di domenica

Genova. La chiave di volta saranno i ballottaggi di domenica, in particolare quello di Savona. Ma se è vero che, ancor di più dopo la candidatura ufficiale del filosofo Simone Regazzoni, tutti chiedono al sindaco di sciogliere al più presto il nodo circa la sua ricandidatura (o, meglio, tutti o quasi gli chiedono di dire ufficialmente che rinuncerà al bis) sembra che sia proprio il sindaco in questa fase a tenere sotto scacco l’intero centro sinistra e a dettare i tempi e l’agenda politica.

Ad incrementare i rumors sono alcuni atteggiamenti del sindaco che si è fatto decisamente più presente e “mediatico”. Difficile scordare il suo arrivo in piena notte a San Quirico un mese fa quando di fronte a un piccolo sversamento di benzina nel Polcevera e nonostante la presenza da ore in loco dell’assessore Gianni Crivello, il sindaco è arrivato sul luogo dell’incidente, dove erano già presenti il governatore Toti e il ministro Galletti. Doria presidia il territorio e i media come non ha fatto nei quattro anni passati: una settimana fa si è fatto fotografare sorridente con due giovani youtubers circondati da adolescenti in delirio. In altre parole: ciò che di più lontano esiste dal modello culturale del professore, nonostante l’iniziativa, organizzata dal Conai, fosse degna certamente di attenzione essendo un flash mob sulla raccolta differenziata.

L’ultimo aneddoto (ma di esempi ce ne sarebbero altri) risale al pomeriggio di ieri quando Doria è arrivato lievemente in ritardo (proveniva dal consiglio metropolitano) alla conferenza programmatica del Pd sul centro storico. Il presidente Guerello ha chiesto al sindaco, che nella scaletta doveva intervenire per primo, se volesse parlare subito oppure riprendere fiato. Lui ha risposto che preferiva prima ascoltare ma quando Guerello ha dato la parola al vicesindaco Bernini (il secondo nella lista degli interventi), Doria è balzato in piedi rubando letteralmente la scena al suo vice. La platea è rimasta di sasso e più d’uno ha sussurrato “E’ chiaro: vuole ricandidarsi”.

Domani alle 17 a tentare di chiedere conto al sindaco circa il futuro saranno i ‘suoi’, una sorta di direttorio ristretto dei comitati che hanno portato alla sua elezione e che ora non solo pretendono un bilancio di fine mandato elencando una serie di priorità da raggiungere, ma anche – evidentemente – hanno la necessità di un confronto visto che la campagna elettorale è in piena fase di avvio. Probabilmente anche loro resteranno a bocca asciutta.

Anche Doria infatti, che aveva annunciato che avrebbe sciolto il nodo dopo l’estate, aspetta quantomeno i ballottaggi per capire quanta forza contrattuale avrà, soprattutto con il Pd. Non solo un’eventuale sconfitta di Cristina Battaglia rafforzerebbe di fatto il sindaco arancione, ma a quel punto potrebbe essere lo stesso Matteo Renzi a salvarlo dai renziani genovesi che vogliono cacciarlo a tutti i costi.

Si dice infatti che Renzi, che ha fin dall’inizio snobbato le amministrative puntando tutto sul referendum, in caso di un’ulteriore débâcle ai ballottaggi, potrebbe chiedere di tener ferma la palla fino al referendum. Un Pd che cominci a litigare sui candidati a Genova prima del voto sulla riforma costituzionale infatti, potrebbe creare nuove deleterie divisioni. Un rischio che Renzi non può permettersi.

Domenica se vincerà Battaglia, sarà rafforzata la posizione di Emanuele Piazza, sponsorizzato dal ministro Pinotti, principale artefice dell’operazione Battaglia. Se Battaglia perderà si rafforzeranno i cuperliani . In mezzo gli outsider come Regazzoni, che oggi ha ottenuto il sostegno di Manuela Arata, ex direttore del Festival della Scienza, con il dente avvelenato contro l’attuale giunta. Il rischio deflagrazione è alto. E Renzi spera in un modo o nell’altro di poterlo evitare.