Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

“Ucciso perché piangeva”. Omicidio piccolo Ale, la sentenza che inchioda Rasero

Durissimi i giudici di Milano, dopo che la sentenza ha condannato l'uomo a 26 anni di carcere per l'omicidio del bimbo di 8 mesi

Genova. Un racconto “intriso di menzogne” per sottrarsi all’accusa di aver ucciso il piccolo Alessandro Mathas. Lo scrive la Corte d’Assise d’Appello di Milano nelle motivazioni della sentenza che, lo scorso primo marzo, ha condanatto Giovanni Rasero a 26 anni di carcere per omicidio. Bugie, continua la sentenza, volte a “giustificare” la sua estraneità e connotate da “evidenti e numerose assurdità comportamentali” che avrebbero dovuto avvalorare la sua innocenza e che al contrario hanno portato ad un riconoscimento di colpevolezza.

Secondo l’accusa, il broker avrebbe seviziato e ucciso il figlio della sua compagna occasionale la notte tra il 15 e il 16 marzo 2010 in un appartamento a Nervi, dopo una notte a base di cocaina passata dall’uomo con la madre del piccolo. La donna, Katerina Mathas, era già stata assolta dall’accusa di omicidio con sentenza passata in giudicato e condannata solo per abbandono di minore a 4 anni.

Le prove si risolvono in maniera netta “in favore dell’innocenza della Mathas”, definita “ingenua” nelle sue poche reticenze o “bugie” di minor rilievo su “circostanze che, se conosciute fin da subito, avrebbero potuto far scemare i sospetti sulla sua compartecipazione all’omicidio”.

I giudici, ipotizzando un possibile movente, parlano del “fastidio causato dall’improvviso piangere del bimbo” quella notte “svegliatosi durante l’assenza della madre”, della “frustrazione dell’imputato per non riuscire a calmarlo” e della “ulteriore frustrazione nell’attesa del rientro della donna che avrebbe dovuto portare della cocaina”. Non avrebbe avuto, invece, un movente la madre di Alessandro perché, “seppur nel suo agire sciatto, si era sempre occupata del bambino e gli era sinceramente affezionata”.

La Corte ha anche riconosciuto il diritto al risarcimento dei danni morali a favore dei nonni materni del bimbo.