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Tubi esplosi a Genova, Iren ai cittadini: “Ci faremo carico di tutti i danni procurati” fotogallery

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Genova. Dopo i tubi esplosi negli scorsi giorni a Genova, il gruppo Iren diffonde una scheda informativa sulle reti idriche di propria gestione e precisa che si farà carico di tutti i danni procurati.

Nell’Ato genovese Ireti, tramite le controllate Mediterranea delle Acque, Am.Ter e Idro-Tigullio, gestisce l’intero ciclo idrico integrato, curando la captazione, il trasporto e la potabilizzazione, nonché la raccolta, il trattamento e la depurazione delle acque reflue. Circa 3.500 i km di rete gestita dalle controllate dei quali circa 1.200 km per la sola città di Genova, 67 comuni serviti e 800.000 persone servite.

Per quanto riguarda i guasti, “La rete idrica genovese presenta la particolarità che è diretta conseguenza della orografia della città che si sviluppa in senso verticale dalla quota 0 del livello del mare fino a quote di 150 – 200 nella cerchia delle prime colline e a quote ancora più alte nell’entroterra. A causa di questo sono molto elevate le pressioni medie nella città e questo fattore unito al fattore traffico intenso in strade dense di sottoservizi causa notevole stress alle condotte. Questi fattori di rischio uniti al forte e improvviso aumento delle temperature potrebbero aver contribuito ai guasti di questi giorni”, si legge nella nota di Iren, che secondo quanto si legge sta realizzando significativi investimenti sulla rete idrica, in netto aumento rispetto al
passato.

“Dai circa 2 milioni annui del 2010, nel 2015 sono stati investiti 8,7 milioni per la manutenzione straordinaria e il rinnovo della rete idrica. Tali investimenti faranno sì che le criticità saranno sempre meno in futuro. Tali investimenti, significativamente aumentati nel corso degli ultimi anni, hanno consentito: L’integrazione delle reti idriche che facevano capo a 3 acquedotti diversi (2 dei privati, 1 di Amga, oggi Iren): tre sistemi separati che sono stati uniti in modo tale da ottimizzare le risorse a disposizione della città e una ottimizzazione delle pressioni con una riduzione di alcuni picchi e conseguenti risparmi energetici. La realizzazione di interconnessioni che hanno consentito di circoscrivere significativamente il disservizio a una porzione limitata di territorio senza togliere l’erogazione dell’acqua se non a una minima percentuale della popolazione. Il dimezzamento degli interventi relativi alla riparazione di perdite dal 2010 al 2015. Sensibile riduzione di chiamate per pronto intervento, passate dalle circa 2.200 del 2010 alle circa 1.400 del 2015”, prosegue la nota, che precisa come il miglioramento di questi parametri sia indice delle migliori condizione della rete.

Il gestore conclude spiegando che l’intervento dei tecnici è stato tempestivo in tutte le occasioni e ha consentito il ripristino del disservizio entro un massimo di 16-24 ore nei casi più significativi. Nei casi più complessi, come quello verificatosi a Principe, sono state inoltre impiegate 3 autobotti per assicurare il servizio.