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Sciopero solidale delle tute blu, i lavoratori di Ericsson: “Una giornata speciale” foto

Tra esternalizzazioni e scelte incomprensibili, ecco come Ericsson sta smantellando la ricerca di cui Genova era fiore all'occhiello

Genova. “E’ una giornata speciale” dicono i lavoratori di Ericsson che questa mattina hanno incassato la solidarietà attiva dei metalmeccanici genovesi che hanno ‘riconvertito’ le ultime 4 ore di sciopero dal pacchetto per il rinnovo del contratto nazionale in una manifestazione a favore dei colleghi colpiti dagli esuberi. Al fianco dei colletti bianchi dipendenti della multinazionale svedese delle telecomunicazioni, che ha annunciato 147 esuberi sul sito genovese, c’erano i vicini di casa di Siemens, lassù sulla collina degli Erzelli, le tute blu hi-tech di Esaote, i lavoratori di Selex-Leonardo, quelli di Abb, e delegazioni di Piaggio Aero e Ilva.

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L’incontro al Mise che si terrà il 22 giugno si preannuncia come la prima tappa di una vertenza difficile, ma l’essere in piazza tutti insieme sembra, almeno per oggi risollevare un po’ gli animi. “Qui è in gioco il futuro di tutta Genova industriale – spiega Silvia Garibaldi, lavoratrice Ericsson – perché se con disfattismo si fa fallire il progetto Erzelli a traino nostro ci sarà tutta Genova industriale. In questi anni c’è stato un dimezzamento della forza lavoro e parliamo di persone con una o due lauree che hanno dovuto ricollocarsi fuori regione se non fuori dall’Italia. Chiediamo che Ericsson sospenda immediatamente la procedura di mobilità e che ma soprattuto investimenti nel parco tecnologico degli Erzelli perché è il futuro di Genova”.

“E’ evidente che il sito di Genova non sta ricevendo le dovute attenzioni in vista di uno sviluppo – spiega Daniela Roccu – il nostro timore è che la ricerca e sviluppo in Italia non rappresenti più un interesse per Ericsson”. Questo lo dimostra anche il fatto – spiega Francesca – che a Pisa si prevede lo smantellamento del centro di ricerca di eccellenza che opera all’interno del Cnr con 9 esuberi su 49 lavoratori e 26 trasferimenti da Pisa a Genova”.

Intanto passo passo Ericsson continua ad esternalizzare dove costa meno: “Nel mio reparto – racconta ancora Roccu – che è il Sourcing, 19 persone su 19 sono state dichiarate esuberi perché le attività sono state spostate nell’Est europeo e in Cina”. Romania e Polonia: è qui che soprattutto Ericsson trasferisce pezzi importanti del lavoro svolto dal lavoratori italiani, dove il costo del lavoro è minore ma anche probabilmente la qualità in un settore, quello delle reti di telecomunicazione, le tariffe scendono e i prezzi devono essere sempre più concorrenziali.

Che questo sia il prezzo della globalizzazione non è una novità, ma i lavoratori denunciano anche scelte strategicamente sbagliate da parte del management: “Fino a due anni fa – racconta Massimo Dalla Giovanna, che lavora nel settore R&S di Marconi e poi di Ericsson da 25 anni – il nostro core business. erano gli apparati della rete fissa da cui passano tutti i dati delle comunicazioni. Ericsson due anni fa disse che non avremmo più fatto l’hardware. Adesso presentandoci il piano industriale ci hanno raccontato che uno dei core business sarà proprio quello di passare dalla rete mobile a quella fissa perché il Governo ha previsto grossi investimenti nella banda ultralarga da qui al 2020 con ingenti fondi pubblici nel cui business Ericsson vuole ricavarsi un ruolo importante. Noi non capiamo perché hanno chiuso quel settore, ma su quello noi a Genova continuiamo ad avere le competenze e questo è un settore che può essere ripreso in mano”

Proprio per analizzare la situazione di Ericsson da un punto di vista tecnico, in vista dell’incontro del 22 giugno al Mise, è stato convocato un tavolo a Tursi il 20 giugno. Il sindaco Doria e l’assessore allo sviluppo economico Emanuele Piazza hanno infatti chiesto alle rsu una giornata di approfondimento in modo da arrivare preparati all’incontro romano.