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Omicidio Pontedecimo, indagato per “concorso” il vigile che non è intervenuto

Genova. Concorso per omissione di un reato commissivo, vale a dire omicidio volontario aggravato e tentato omicidio plurimo: rischia grosso il vigile urbano che lunedì pomeriggio non è intervenuto quando Roberto Bruzzese ha afferrato il coltello e colpito a morte Francesco Larosa con 4 coltellate, dopo aver ferito la moglie Maria Teresa, la figlia Bruna e il figlio minore Lorenzo.

L’ipotesi di reato su cui lavora la Procura di Genova è al momento la più grave che discende direttamente dal comma 2 dell’articolo 40 del codice penale (“Non impedire un evento che si ha l’obbligo di impedire equivale a cagionarlo”). Quel che è certo è che il comportamento del vigile urbano che non solo non è intervenuto per impedire l’omicidio, ma non ha mosso un dito neppure dopo per disarmare l’assassino (ci penserà la moglie) né arrestarlo è pesantemente stigmatizzato da tutti. Secondo quanto appreso il vigile conosceva la famiglia Bruzzese che aveva per lui svolto alcuni lavori in casa. I Bruzzese non riuscendo a contattare i vigili urbani della sezione competente, avevano chiamato il loro conoscente per dirimere l’ennesimo litigio con i vicini di casa.

Il procurato capo Francesco Cozzi commenta: “E’ inconcepibile che nella nostra città accada un episodio simile – dice riferendosi complessivamente a quanto è accaduto – per noi resta prioritaria la prevenzione dei reati contro la persona e la tutela della loro incolumità”.

Intanto questa mattina Roberto Bruzzese è rimasto muto davanti al gip Ferdinando Baldini nell’interrogatorio di garanzia. Il giudice ha convalidato l’arresto è il 43 enne, com’è ovvio, resta in carcere. Ieri il medico legale Marco Ventura ha eseguito l’autopsia sul corpo di Francesco Larosa che è stato colpito da 4 coltellate, di cui una sola mortale.

La procura continua ad analizzare i rapporti tra le due famiglie e i tanti dissidi che hanno fatto da trama ai tragici fatti di lunedì, con una certezza: “Non prendiamo al momento in considerazione nessuna rissa – spiega il procuratore Cozzi – perché quello che le immagini documentano è l’aggressione da parte di una famiglia verso un altra famiglia”. Infatti come si vede dalle immagini il primo a scagliarsi contro i Larosa è il fratello di Roberto, Enzo, con uno spintone, ma in quel caso il reato è configurabile unicamente in seguito querela. Pare comunque evidente, questo sostiene al momento la Procura, che ci fosse una famiglia decisamente più aggressiva dell’altra.

Il sostituto procuratore Alberto Landolfi ha intanto dato il nulla osta per i funerali di Francesco Larosa.