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‘Ndrangheta a Lavagna: gli scarichi abusivi finivano in mare, ma la passeggiata era intoccabile

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Lavagna. In acqua finivano gli scarichi dei chioschi illegali gestiti dagli amici del clan Rodà-Casile, ma nonostante questo il lungomare di Lavagna era intoccabile. Emergono nuovi particolari sulla bufera che ha portato all’arresto di 8 persone, tra cui il sindaco Sanguineti, il consigliere comunale con delega e l’ex parlamentare Mondello, nell’ambito della vasta operazione di Polizia “I Conti di Lavagna” che ieri ha causato un vero e proprio terremoto.

Per evitare problemi ai proprietari dei quattro chioschi bisognava “omettere i controlli”, non adottare alcuna sanzione e “convincere i responsabili della Capitaneria di porto a chiudere un occhio”. E’ quanto emerge dall’inchiesta della Dda di Genova.

A gestire la questione degli ‘ombrelloni’ è la ‘dark lady’ Mondello. E’ lei che spiega al consigliere comunale Massimo Talerico (anche lui ai domiciliari) quali comportamenti seguire, i funzionari fidati e quelli non fidati e dunque “da ridimensionare”. Alle parole, secondo gli inquirenti, seguono i fatti. Nonostante i sopralluoghi nessuno fa niente: nessuna sanzione ma anzi, per la stagione balneare del 2015, viene adottata una delibera in cui si aumentava l’area demaniale di oltre cinque volte a favore dei quattro chioschi abusivi.

Anche il sindaco è consapevole delle irregolarità, ma ha ricevuto i voti anche da loro e non può muoversi contro di loro. “Bisogna studiare un po’ – dice il sindaco a una funzionaria comunale che lo sollecita a prendere una decisione – ma non si può neanche cercare dei ricatti però… Io sono sempre stato dell’idea che bisogna cercare di stemperare le situazioni, anche perché non è che togliendoli abbiamo risolto il problema, abbiamo soltanto peggiorato la situazione”.