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Ilva, nel marasma della vendita arriva il ‘super premio’ ai dirigenti

Rappa (Fiom): “Governo ci convochi subito o scenderemo in piazza". Intanto slitta la presentazione del piano ambientale

Genova. Nel bel mezzo del marasma per la vendita dell’Ilva con il decimo decreto del governo che rivede e fa slittare tutta la procedura e proprio mentre i sindacati temono che i 300 milioni stanziati a gennaio dal Governo per il periodo fino a giugno a questo punto non siano sufficienti a coprire gli stipendi fino alla conclusione del processo di vendita, arriva il super premio ai dirigenti. Si tratta di un una tantum frutto di un accordo firmato recentemente tra Federmanager e la gestione commissariale dell’Ilva che secondo la Fiom vale complessivamente circa un milione di euro.

I dirigenti interessati sono una settantina di cui solo sette lavorano a Genova. Ma il punto è un altro: “Ci piacerebbe sapere cosa ne pensa il governo Renzi – dice Armando Palombo, rsu Fiom dell’Ilva di Cornigliano – del fatto che le risorse messe a disposizione per mantenere in piedi gli stabilimenti vengono impiegate in questo modo e se è vero che un milione su trecento con cambia il futuro, da un punto di vista simbolico è come se mentre la nave affonda ci sia qualcuno che pasteggia a caviale”.

Intanto la preoccupazioni crescono dopo l’improvviso cambiamento di rotta del Governo: “Se non veniamo convocati immediatamente per spiegarci cosa si vuole fare – spiega Rosario Rappa, della Fiom nazionale, oggi a Genova per la manifestazione dei metalmeccanici – il dubbio che si tratti di un percorso non trasparente che mette in discussione gli assetti occupazionali e produttivi determinerà iniziative da parte dei lavoratori su tutto il territorio nazionale e non solo di quelli dell’Ilva”.

Ieri in commissione in Senato è stato audito il global head M&A di Arcelor Mittal Ondra Otradovec che ha detto l’obiettivo che si pongono per l’Ilva se ne diventeranno i proprietari alla fine di questo percorso con Marcegaglia, sarà quello di produrre 6 milioni di tonnellate di acciaio. Nel 2012, prima del sequestro la produzione era di 10 milioni di tonnellate, nel 2014 di 5,6, nel 2015 di 4,9 milioni con 3500 lavoratori in solidarietà a Taranto e di 560 a Genova. “Ad Ancelor importa solo il volume commerciale della produzione – spiega Rappa – e non dove questa viene realizzata. Per questo punta a un riduzione della produzione a Taranto rispetto agli 8 milioni di tonnellate previsti dalla precedente Aia. E per questo ci siamo sempre dichiarati contrari a questo tipo di operazione che si tradurrebbe in migliaia di esuberi”.

Intanto questa mattina il decimo decreto Ilva è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. Il decreto prevede fra l’altro che il Piano Ambientale di risanamento dell’Ilva potrà essere modificato e integrato dai nuovi acquirenti entro il 31 dicembre 2019. Inoltre, non sara’ più la societa’ vincitrice della gara per l’acquisizione dell’Ilva a restituire allo Stato il prestito ponte da 300 milioni ma la Stessa Amministrazione Straordinaria “anteponendo il debito agli altri della procedura”. Il prestito previsto dal decreto 191 del 4 dicembre 2015 era stato disposto per permettere alla gestione straordinaria di continuare l’attivita’ produttiva e portare avanti il risanamento ambientale. Ma, appunto, uno di questi 300 milioni verrà di fatto utilizzato per premiare i dirigenti del gruppo.