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Ddl “Legittima difesa”, Pastorino: “Guazzabuglio giuridico: provvedimento incongruo e strumentale”

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Liguria. Iniziata stamane la discussione in consiglio regionale del d.d.l. “legittima difesa”, proposto dall’Assessore Viale per garantire il patrocinio gratuito a chi è oggetto di reati contro il patrimonio o alla persona.

“Già dalle prime fasi si è palesata in maniera evidente la strumentalità del provvedimento e l’incongruenza giuridica della norma. Un disegno strumentale, perché la sicurezza del territorio non si garantisce con un provvedimento del genere, che trasforma i cittadini in potenziali sceriffi. Non solo: il provvedimento proposto dalla giunta Toti appare incongruo, perché concede il patrocinio gratuito sia agli indagati sia a coloro che, invece, sono stati assolti con l’utilizzo dell’esimente della legittima difesa. Un guazzabuglio giuridico, già criticato in commissione dall’ordine degli avvocati, dal direttivo della camera penale di Genova, da illustri penalisti, da associazioni come Libera e la Casa della Legalità. Nonostante questo la giunta tira dritto, con l’evidente rischio di approvare una norma contrasta dal punto di vista del diritto”, dichiara il consigliere Gianni Pastorino (Rete a Sinistra).

“La nostra idea, come Rete a Sinistra, va in tutt’altra direzione: si dovrebbe incentivare un’iniziativa coordinata delle forze dell’ordine, a livello nazionale e regionale, che si traduca in attente valutazioni dei rischi e in azioni preventive di controllo del territorio. In altri termini, c’è bisogno di più intelligence: questo, sì, garantirebbe i cittadini liguri; e in questo dovrebbe realizzarsi l’impulso di Regione Liguria nei confronti dei vertici nazionali della pubblica sicurezza. Ma si può fare molto anche a livello locale, anzitutto investendo in progetti che “osservino il territorio”, ne definiscano le fragilità e le criticità sotto il profilo dell’attività criminale. Inutile concentrarsi soltanto sui reati contro il patrimonio o la persona, quando al contempo c’è un fenomeno spaventoso di infiltrazione mafiosa che determina altre tipologie di crimini, quali l’usura, molto più presenti e invasivi nel territorio ligure. E c’è un problema di “sicurezza percepita”. Facciamo un esempio: Genova è una città in cui si tagliano gli uffici denunce dei commissariati, ma così facendo i cittadini perdono l’unico strumento utile per segnalare i crimini subiti. Risultato: con meno denunce depositate l’impressione è che alla fine vengano commessi meno reati. Ma in realtà non è così. Insomma: siamo all’assurdo”, conclude Pastorino.