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Partecipazione e dibattito pubblico: proposta di legge del Pd ligure

Genova. Promuovere la partecipazione attiva dei cittadini in materia di opere pubbliche, attraverso un confronto consapevole con le istituzioni; valorizzare le competenze della società civile e riavvicinare la cittadinanza alla politica.

Sono questi gli obiettivi principali della proposta di legge depositata dal Gruppo del Partito Democratico in Regione Liguria – primo firmatario il consigliere Juri Michelucci – e intitolata “Norme regionali in materia di partecipazione e Dibattito pubblico”. Un provvedimento che, attraverso regole certe e procedure fissate per legge, rafforza gli strumenti di democrazia partecipativa, soprattutto in merito ad alcune scelte importanti per la trasformazione del territorio. Un modo per coinvolgere direttamente i cittadini nelle politiche della amministrazioni, anche attraverso uno strumento importante come quello del Dibattito pubblico.

Naturalmente, spiegano i consiglieri regionali del Pd, servono “procedure, strumenti e regole che consentano la partecipazione di tutti gli interessati con la più ampia conoscenza delle questioni in campo” e tempi certi in cui arrivare alla conclusione dei lavori. Nel corso del Dibattito pubblico sulle opere – che può contare su esperienze europee consolidate e leggi regionali vigenti (Toscana ed Emilia Romagna) – i cittadini interessati devono avere la possibilità di valutare ed esprimersi sulle soluzioni proposte dell’amministrazione. L’obiettivo è che alla fine di questo percorso-confronto si scelga la soluzione maggiormente condivisa. Ed è contemplata anche l’opzione zero, anche se la responsabilità finale delle decisioni resta in campo alle istituzioni competenti.

E così ecco alcuni punti fermi per normare il Dibattito: a promuoverlo sarà un Collegio, nominato dal Consiglio regionale ma che ha sede presso la Giunta e che sarà formato da persone di comprovata esperienza nelle metodologie e pratiche partecipate; il Collegio valuta, attua e verifica il percorso della partecipazione, entro tempi definiti, assicurando ai cittadini la diffusione della documentazione e della conoscenza dei progetto; il Dibattito pubblico si svolge per le opere pubbliche al di sopra di 50 milioni di euro. E nel caso di opere di iniziativa privata di pari costo il Collegio attiva opportune iniziative affinché vi sia la collaborazione del soggetto proponente, per realizzare le procedure partecipative anche attraverso un adeguato contributo finanziario. Al di sotto del limite dei 50 milioni e fino a 10 milioni di euro, il Dibattito pubblico può essere attivato direttamente dal Collegio oppure su richiesta della Giunta o del Consiglio regionale, dei Comuni direttamente interessati dalla realizzazione dell’opera o da un numero di cittadini pari almeno all’1 per cento della popolazione regionale, anche su iniziativa di associazioni e comitati. Conclusa la fase di ascolto e confronto, che può durare al massimo 90 giorni, con una sola motivata proroga di altri 30, il Collegio predispone un documento finale che contiene gli argomenti sostenuti, le proposte avanzate e una valutazione finale sulla prevalenza degli orientamenti espressi.

Il soggetto promotore dell’opera alla fine del percorso motiva le sue scelte alternative, che possono comprendere: la rinuncia all’opera, la presentazione di altre proposte, la modifica parziale o la conferma del progetto iniziale.

Il Dibattito va sostenuto con risorse pubbliche e alla sua conclusione non si può aprire un’altra procedura che riguardi lo stesso progetto.

La proposta di legge riguarda anche processi partecipativi per opere con investimenti inferiori a quelle previste per il Dibattito pubblico. Anche in questo caso è necessario definire soggetti presentatori, requisiti di ammissibilità e criteri di priorità. E quindi: un numero adeguato di cittadini richiedenti – anche se la richiesta può essere effettuata anche da Comuni, singoli o in forma associata e da associazioni – e il Collegio che ne valuti l’ammissibilità e che ne regoli lo svolgimento.