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Medio Oriente e Mediterraneo: un’area in crisi da ricostruire. Convegno a Genova

Genova. Si è svolto oggi, in via Garibaldi, il secondo degli appuntamenti previsti per i 70 anni dell’Istituto di Economia Internazionale, dedicato a “Mediterraneo: dal Nordafrica al Medio Oriente – Influenze politiche ed economiche” e promosso dalla Camera in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Genova.

Aprendo i lavori, Massimo Giacchetta, Vice Presidente della Camera di Commercio, ha annunciato lo sbarco on line della prestigiosa rivista “Economia Internazionale/International Economics”, dal dopoguerra punto di riferimento per gli economisti di tutto il mondo. Entrando sul tema della giornata, Giacchetta ha ricordato che la crisi nel Mediterraneo ha reso molto difficile per le imprese genovesi operare in mercati che sono il loro sbocco naturale, citando il caso di un trasportatore che ha avuto a lungo 200 semirimorchi bloccati in Libia. “Non poter comunicare con i nostri dirimpettai – ha concluso – può essere drammatico per le nostre pmi”.

Vincenzo Nigro, inviato di Repubblica, ha moderato i successivi interventi degli esperti, a partire da quello di Fawaz A. Gerges, professore di Politiche del Medio Oriente e Relazioni Internazionali alla prestigiosa London School of Economics, che ha spostato il focus sul Medio Oriente, di cui è uno dei massimi esperti a livello internazionale. Si tratta di un’area geografica ricca di risorse naturali in cui vivono 300 milioni di persone che, invece di essere una delle più floride del mondo, è oggi un vero e proprio fallimento dello sviluppo. L’ISIS non ha fatto altro che riempire il vuoto politico, istituzionale ed economico che si è creato a causa del processo di “crisi organica” in atto da anni. La soluzione non potrà che venire da una paziente, e necessariamente lunga, ricostruzione della base produttiva, con la creazione di 10 milioni di posti di lavoro. “Per questa ricostruzione – ha concluso Gerges – non occorrono soldi, occorre leadership”.

Dopo di lui, Andrea Plebani, ricercatore all’ISPI (Istituto Studi di Politica Internazionale) e docente dell’Università Cattolica Sacro Cuore, si è concentrato sul fenomeno del secessionismo islamico, sottolineando che l’obiettivo dell’Is non è l’Europa, ma il Medio Oriente, e che il suo motto è “rimanere ed espandersi”.

In chiusura, Pejman Abdolmohammadi, dell’Università di Genova e ora anche Visiting Researcher alla London School of Economics, ha presentato le nuove prospettive politiche ed economiche che si aprono con la riapertura all’Iran. Si tratta di una “democrazia controllata” in cui i pasdaran controllano il 60-70% dell’economia e sono indispensabili per avviare relazioni economiche internazionali. Una volta compreso questo vincolo, per le nostre imprese si aprono enormi opportunità perché “l’Italia è fra i favoriti nello scacchiere internazionale”.

Genova, 20 maggio 2016