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Ilva di Cornigliano tra storia e futuro, la Fiom: “Se ci saranno esuberi torneremo in strada”

Anche il sindaco Doria relatore al convegno sulla storia della siderurgia, ma c'è apprensione per i piani industriali che verranno presentati a fine giugno

Genova. “Siamo preoccupati. Proviamo con questo incontro ad argomentare le ragioni per difendere l’Ilva ma siamo pronti a mobilitarci”. Così il segretario genovese della Fiom Bruno Manganaro al termine del convegno organizzato dai metalmeccanici genovesi della Cgil insieme al centro di documentazione Logos sulla storia della siderurgia con focus sullo stabilimento di Cornigliano riassume la preoccupazione dei lavoratori genovesi dell’Ilva circa il futuro del sito genovese. L’incontro ha visto gli interventi di Claudia Cerioli della Fondazione Ansaldo, di Mario Caprini del centro di documentazione Logos e del sindaco di Genova Marco Doria chiamato in qualità di storico dell’industria.

“Anche la storia, così come la ha delineata bene il sindaco di Genova – dice Manganaro – dimostra che è lo Stato ad intervenire nei momenti di difficoltà per rilanciare la siderurgia, come è avvenuto alla fine dell’Ottocento e negli anni Trenta. E’ vero che oggi la situazione è resa più complicata dall’attività della procura e dai vincoli posti dall’Europa, ma il Governo non può limitarsi a pensare di vendere scaricando senza investire per salvare questo pezzo di industria. E se sentiremo parlare di esuberi o di riduzioni del salario noi a Genova ci mobiliteremo.Confidiamo che lo faranno tutti i lavoratori degli stabilimenti Ilva d’Italia”.

L’apprensione dei lavoratori dell’Ilva è acuita dalle poche informazioni che sono circolate in questi mesi mentre si avvicinano, nonostante le proroghe le scadenze ufficiali: il 23 giugno per la presentazione dei piani industriali da parte delle cordate (le cui composizioni non sono ancora ufficiali, così come ufficialmente nulla si è detto su dove si posizionerà cassa depositi e prestiti) e il 30 per la scelta da parte del Governo. In tutto questo nessun confronto a livello nazionale si è avuto tra Governo, commissari e sindacati e le voci, assolutamente ufficiose, piani che conterranno almeno 4 mila esuberi.

“Speriamo che le nostre preoccupazioni siano smentite” si limitano a commentare gli esponenti della Fiom genovese che ribadiscono che “Genova è tutelata dall’accordo di programma, nessuno deve scordarlo”.

Al termine del convegno è stato diffuso un documento tecnico elaborato da un gruppo di lavoratori dell’Ilva: quindici pagine corredate da dati e tabelle che analizzano il mercato della siderurgia e in dettaglio quello della banda stagnata rispetto alla quale Genova è l’unico sito produttivo italiano.

“I problemi che abbiamo sul sito genovese sono dovuti essenzialmente alla mancata attuazione del piano industriale allegato all’accordo di Programma. Anche se il sito tarantino producesse a pieno regime Genova dovrebbe fare i conti con questa realtà, che noi da tempo denunciamo” è la tesi del documento. Gli investimenti su Cornigliano, previsti dall’accordo di programma firmato nel 2005 come contropartita della chiusura degli impianti a caldo insieme alle garanzie occupazionali erano stati ribaditi ancora due anni fa dal commissario Enrico Bondi che aveva previsto un budget di 120 milioni per l’ammodernamento degli impianti dedicati alla produzione di latta. Ma il progetto di rilancio è stato abbandonato dalla nuova gestione commissariale che ha demandato le scelte al nuovo acquirente. “La latta ha ancora mercato – ha ribadito il coordinatore Rsu della Fiom Armando Palombo che ha coordinato gli interventi – e da lì deve ripartire Genova”. Sempre che qualcuno sia disposto a metterci dei soldi.