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Fegino, un mese fa il disastro della Iplom. Gli abitanti: “Noi non molliano” fotogallery

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Genova. Come per i genitori che contano i primi mesi degli loro figli anche gli abitanti di Fegino festeggiano oggi il ‘comprimesse’ del disastro ambientale causato dallo sversamento Iplom. Erano le 19 o giù di lì quando la rottura di un tubo interrato a monte del rio Pianego ha riversato nel rio 600 tonnellate di greggio. Fegino è finita così per giorni sulle prime pagine di tv e giornali nazionali venuti di persona ad annusare l’aria per giorni irrespirabili e a documentare la marea nera che ha sfiorato il mare, il salvataggio della fauna selvatica e la paura.

Ad un mese dai fatti la fase di messa insicurezza è quasi terminata. Da Asl e Arpal negli incontri con gli abitanti sono arrivate rassicurazioni circa i fastidi che ancora avvertono gli abitanti e la puzza che ancora si sente quando piove come quando il sole asciuga troppo il terreno. Le chiazze oleose riaffiorano quando il torrente si riempie. E’ piovuto poco per fortuna e sopratutto non è piovuto quando la situazione era in piena emergenza.

Ma che l’emergenza sia finita è solo una piccola buona notizia: “La Iplom sta incominciando a lavorare per il taglio e la sostituzione del tubo, vogliamo sperare che insieme a questo lavoro ci sia la bonifica vera e profonda e come dicono i grandi abbiamo fiducia nella giustizia” dicono gli abitanti di Fegino in una nota.

“Ad ogni mese, anzi giorno, per qualcuno ogni ora pero’ ci ricordiamo che il rapporto tra Fegino e gli idrocarburi ha piu’ fronti; oltre quello pubblico ed eclatante dello sversamento ci sono i fronti in cui l’idrocarburo colpisce in modo subdolo e silenzioso – prosegue lo sfogo di Antonella Marras del comitato di Fegino – le vasche continuano ad incombere su Borzoli e Fegino pronte a rilasciare con precisione da cecchino miasmi ad ogni carico e scarico, e la pericolosità di esplosioni non è certo nulla, ma come per le puzze anche i miasmi, o l’ansia di vivere al fianco di un’azienda RIR , ci hanno spiegato ( ma forse solo a casa nostra…) non riducono la qualità e la durata della vita”.

“Il Rio Fegino e’ da mettere in sicurezza e i tubi dovrebbero essere tolti dall’alveo e dal sito del Comune si evince che il progetto definitivo deve essere approvato entro fine mese ….quale progetto definitivo ci chiediamo ? A noi era stato assicurato che quello che prevedeva che i tubi fossero interrati nella sede stradale aprendo come una scatola di sardina più di duecento metri di strada, lavorando a due o tre metri dalle case, utilizzando l’alibi ed i soldi della messa sicurezza e della bonifica per l’interesse dell’idrocarburo, era stato accantonato. E’ ancora vero?. Anche qui come i grandi abbiamo fiducia nelle istituzioni”. Secondo quanto riferito dall’assessore Crivello allo studio ci sarebbe un progetto alternativo per far passare i tubi Iplom più lontani dal centro abitato.

“Ma Fegino non e’ questo – conclude Marras – se fosse solo questo ce ne saremmo gia’ andati, ma a Fegino se si esce ci si saluta tutti, se si lascia il portafoglio a casa trovi chi ti fa credito, in dieci minuti si e’ nei boschi, la verdura si trova a chilometro zero, a Fegino magari nascosti ci sono i segni di un passato anche storico, perché’ qualcuno ce lo vuole distruggere? Invidia? Non curanza? Interesse?”