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Chiavari città “No Slot”: dimezzate le sale gioco, mappati i locali virtuosi foto

La ludopatia ha gravi conseguenze sanitarie e sociali: l'amministrazione chiavarese punta su una campagna di sensibilizzazione sulle conseguenze negative legate a un fenomeno sempre più in crescita

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Chiavari. “A quattro anni dall’insediamento possiamo affermare con orgoglio che Chiavari è sempre più città no slot”. Lo dichiara il sindaco Roberto Levaggi a pochi giorni dal convegno “La fortuna è non perdere”, campagna contro il gioco d’azzardo, evento di informazione e di sensibilizzazione della cittadinanza sui gravi rischi, sia sociali sia economici, legati alla ludopatia che si terrà giovedì prossimo all’Auditorium San Francesco.

L’ iniziativa è promossa dal Comune di Chiavari, in collaborazione e con il patrocinio di:  Regione Liguria, ASL 4 Chiavarese,Camera di Commercio di Genova, ASCOM, CIV, Villaggio del Ragazzo e Centro Giovani di Chiavari, ANCI Liguria.

“Abbiamo più che dimezzato le sale gioco presenti in città e messo fine all’apertura scriteriata di nuove, sia in centro che in periferia – sottolinea il sindaco – Nell’ambito delle nostre competenze e possibilità, siamo anche impegnati a mettere in atto, in collaborazione con gli enti coinvolti, tutti gli strumenti a nostra disposizione a tutela dei cittadini, per prevenire gli effetti nefasti delle ludopatie anche attraverso eventi di sensibilizzazione e informazione della cittadinanza come il convegno in programma per il 19 maggio”.

“Dopo una serie di azioni di contrasto concreto al gioco d’azzardo portate avanti da questa Amministrazione, abbiamo ritenuto fondamentale organizzare questo evento – aggiungono l’assessore ai Servizi Sociali Nicola Orecchia e la consigliera incaricata al Commercio, Monica Merciari – Siamo, infatti, consapevoli che una politica di solo contrasto non sia sufficiente per risolvere il problema. L’offerta del gioco d’azzardo è legittimamente presente in diversi locali della città e, comunque, raggiungibile attraverso le nuove tecnologie. Per questo, oggi ci poniamo un obiettivo nuovo e più ambizioso: vogliamo dare continuità a questa battaglia, favorendo l’informazione e la sensibilizzazione della cittadinanza sulle conseguenze negative legate alla ludopatia, per far sì che i provvedimenti adottati da questa Amministrazione non rimangano fine a se stessi, ma possano essere compresi e valorizzati da una società più consapevole”.

Per fare questo l’amministrazione ha effettuato una mappatura delle realtà esistenti per premiare i locali “no slot”, che hanno cioè rinunciato ad installare all’interno dei propri locali le slot machine, una “scelta meritoria non solo dal punto di vista imprenditoriale, ma anche di grande importanza sociale”.

“La presenza di locali senza slot machine, indirettamente, ma concretamente, collaborano ad arginare le conseguenze negative connesse al gioco d’azzardo e confermano come il commercio possa davvero rappresentare per la città un fondamentale presidio di legalità – conclude l’assessore – Abbiamo, quindi, pensato di consegnare ai locali virtuosi una vetrofania che possa rappresentare per il cittadino/consumatore un segno di riconoscimento che lo inviti a cercare e scegliere i locali “no slot”, innescando con ciò un circolo virtuoso dove venga davvero premiata l’etica e la qualità del servizio offerto”.

Maurizio Barsotti, dottore e presidente del Consiglio Comunale, oltre che responsabile della Sanità del comune di Chiavari, in qualità di medico, ha avuto dirette esperienze del fenomeno e conferma che la ludopatia, ludomania, ludodipendenza è purtroppo in crescita, un fenomeno sanitario e sociale che deve essere preso in particolare considerazione e trattato come malattia, alla stregua del tabagismo e della tossicodipendenza, producendo danni finanziari e di salute mentale anche superiori. “Sarà mia ferma intenzione, insieme al nostro sindaco, all’assessore Orecchia e alla consigliera Merciari, con il conforto di tutto il Consiglio Comunale, combattere da Medico e Amministratore questa non nuova, ma oggi più diffusa, condizione patologica sociosanitaria” conclude Barsotti.