Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

Champagnat, i lavoratori in piazza: “Vogliamo chiarezza, con chiusura a rischio anche la scuola”

Senza i servizi del centro sportivo inevitabili le ripercussioni sulle scuole. I 21 dipendenti in ferie forzate dal 1 giugno

Genova. Saranno messi in ferie forzate dal 1 giugno i 21 dipendenti del centro sportivo Champagnat che chiude a fine mese lasciando a casa istruttori sportivi, operatori e impiegati.

Generica

Il destino sembra ormai segnato, nonostante la trattativa tra i padri maristi, proprietari della struttura e i sindacati debba ancora aprirsi. Il futuro dello storico centro sportivo di Albaro sarà una palestra, un piccolo centro commerciale e tanti parcheggi, ma a pagare ancora una volta, oltre alle tante famiglie che mandavano i loro figli alle scuole dello Champagnat proprio per le attività sportive annesse, sembrano essere i lavoratori che per questo stamattina hanno tenuto un presidio nella centralissima piazza De Ferrari: “Questa è la volontà della proprietà – spiega Gianni Uras, che lavora allo Champagnat da 34 anni – chiudere, licenziare e poi aprire nuove realtà commerciali”.

Certamente a pesare sui bilanci c’è stata in questi anni la crisi le iscrizioni, in parte sul centro e molto anche sulle scuole, ma “ad oggi ci sono più di mille bambini che frequentano il centro sportivo nelle varie attività e più di 5 mila iscritti”. Abbiamo anche persone disabili o comunque con problemi che frequentano le nostre palestre e che ora avranno parecchie difficoltà a trovare situazioni analoghe perché i potenziali acuqieenti non credo abbiano molto interesse per il sociale

I lavoratori chiedono anzitutto “chiarezza sui motivi che hanno portato alla chiusura perché i bilanci non ci convincono: il centro deve restare aperto anche come supporto alla scuola perché temiamo che entro uno o due anni senza il centro sportivo anche la scuola rischia di chiudere con altri posti di lavoro a rischio”.

In ultima istanza la richiesta è quella che i padri maristi “chiudano il centro attraverso la procedura della cessione del ramo di azienda – conclude Uras – consentendo in questo modo di riassorbire il personale. Se non sarà così finiremo per essere lasciati a casa”