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ControCorrente: “Doria dalla democrazia partecipativa all’inseguimento di Anzalone”

Genova. “Comunque vada la votazione sul bilancio quella di Marco Doria è la cronaca di una morte annunciata e il problema, soprattutto per chi lo ha votato, sperando in una svolta, è capire il perché. La nostra società, a dispetto di chi da 25 anni ci spiega che siamo tutti sulla stessa barca, è ancora composta di classi sociali con interessi differenti e in conflitto tra loro. Marco Doria ha chiesto voti ai lavoratori, al sindacato, a una classe operaia a Genova ancora combattiva, promettendo ‘democrazia partecipativa’, difesa dei servizi pubblici e dell’industria e si è ritrovato invece a gestire come un ragioniere i tagli di Monti. Letta e Renzi e le privatizzazioni chieste dalle rissose fazioni del PD genovese con annessi compagni di merende, coi risultati che sappiamo: lo scontro coi lavoratori delle aziende partecipate, culminato negli scioperi ‘selvaggi del 2013, con quelli dell’ILVA, coi dipendenti degli appalti IREN, coi residenti dei quartieri popolari devastati dall’alluvione”.

Lo dice Marco Veruggio, Associazione ControCorrente – Genova.

“Avrebbe potuto lanciare una battaglia politica contro i tagli al trasporto pubblico e agli enti locali, colpire la burocrazia delle aziende partecipate prima che arrivassero i giudici, schierarsi a difesa dei lavoratori dell’industria contro privatizzazioni ed esuberi, chiedere ai lavoratori genovesi di sostenerlo e proporre ad altri sindaci un fronte comune. Invece ha scelto di barricarsi nella torre d’avorio di Tursi ad applicare pedissequamente le direttive romane e a fare da mediatore familiare nelle beghe interne al PD e alla sua maggioranza, tenendo i lavoratori fuori della porta e trattandoli come una lobby chiusa a difesa di presunti privilegi. Certo se Doria cadrà o semplicemente arriverà a fine mandato perché il PD deciderà di graziarlo oggi e di sbarazzarsene domani non è, purtroppo, per una sollevazione dei lavoratori genovesi, ma per le solite manovre di corridoio. Ma una cosa è certa: i lavoratori genovesi, compresi quei tanti che lo hanno votato 4 anni fa, non muoveranno un dito. Senza il loro consenso Genova non è governabile. Ma meritano una rappresentanza politica migliore”, termina.