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Oltre 600 i genovesi in cerca di un pasto a Sant’Egidio. Presentata la ‘Guida Michelin per i poveri’

Diminuiscono gli stranieri, che spesso ritornano a casa. Saracino: "Ora serve un piano di inclusione"

Genova. Sono tremilanovantaquattro i poveri, tra italiani e stranieri che nel 2015 si sono rivolti ai centri di distribuzione (cibo e abiti) e alla mensa della Comunità di San Egidio. Un numero che segna, per la prima volta dal 2007, una diminuzione (nel 2014 erano 200 in più). Ma che non va interpretato troppo frettolosamente: a calare infatti è solo il dato degli stranieri, in particolare gli ecuadoriani che fino allo scorso anno erano il gruppo più numeroso e che oggi stanno rientrando nel loro Paese.

Così sono proprio gli italiani ad essere oggi il gruppo più numeroso per accessi con oltre 600 persone: “Si tratta soprattutto di uomini ma anche donne tra i 50 e i 60 anni che hanno perso il lavoro anni fa – spiega Doriano Saracino della Comunità di Sant’Egidio – e ora vivono spesso in strada. A loro si aggiunge una percentuale di anziani che non riesci anche a mangiare con la magra pensione”.

I dati sono emersi nell’ambito della presentazione della ventesima edizione della Guida ‘Dove mangiare, dormire, lavarsi’, che la Comunità di Sant’Egidio distribuisce ogni anni in 4 mila copie alle persone senza fissa dimora ma anche agli operatori.

Sono oltre 500 i servizi descritti, tra cui la nuova mensa di Sant’Egidio in piazza Santa Sabina, attiva da poco più di un anno e che serve pasti serali tre volte alla settimana. “Serviamo circa 400 pasti caldi a sera – spiegano i volontari di Sant’Egidio – e quasi la metà, precisamente il 44% di quelli che vengono abitualmente alla mensa sono italiani”. Il tutto è monitorato attraverso un apposito tesserino di riconoscimento: “Ci serve sopratutto per conoscere le persone ed è spesso l’unico documento che hanno”. Una mensa che oltre a servire pasti crea in qualche modo comunità, aiuta a “fare squadra tra chi aiuta e chi è aiutato” dice Saracino.

“Solo nel 2016 abbiamo servito 2386 pasti e a fine anno arriveremo a 60 mila, ma il pasto è anche un’occasione per conoscere le storie di queste persone e talvolta ci consente di aiutarli anche in altro modo, dalla compilazione di un curriculum al supporto concreto per rientrare nel mondo del lavoro”.

Anche in via Vallechiara il centro di distribuzione dei panini lavora senza tregua: 300 persone al giorno, che spesso dormono nei dormitori e che ora accedono anche alla mensa. E la comunità di Sant’Egidio manda in qualche modo, con i suoi dati, un messaggio alle istituzioni: “Forse l’onda peggiore è passata ma è ora che le istituzioni comincino a lavorare per reali processi di inclusione pianificando il futuro prima che arrivi la prossima emergenza”. A questo proposito: tra i ‘tesserati’ della mensa di Sant’Egidio ci solo un solo iracheno e un solo siriano, a dimostrare ancora una volta che Genova (e in parte l’Italia in generale) sono stati tagliati fuori dall’ultima grande emergenza.

Oltre gli ecuadoriani, i gruppi più numerosi arrivano dal Marocco (si tratta di persone stabili a Genova da molti anni, che nel frattempo hanno perso il lavoro) e Tunisia (ragazzi più giovani e arrivati due-tre anni fa, direttamente dalla primavera). Poi i cittadini che arrivano dall’Est Europa, con i romeni in diminuzione ma un aumento di cittadini provenienti da Bulgaria e Ucraina, in larga parte badanti che tra un lavoro e l’altro si trovano spesso in difficoltà anche abitativa