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Latte genovese, il rilancio passa dalla filiera corta: dal nobile al bio

Genova. Per il rilancio del latte genovese si punta a creare nuove alleanze per valorizzare e promuovere il territorio, e radicando, proprio a partire dal latte, anche marchi e nuovi prodotti nella filiera corta.

Lo ha detto, intervistato dal programma Tabloid, Enrico Pignone, consigliere delegato della Città metropolitana di Genova che con il sindaco Marco Doria coordina il tavolo dell’ente con produttori del latte locale, consorzi, associazioni di categoria, istituzioni e sindacati.

Tutto il territorio, dalle istituzioni ai cittadini, ha reagito con fermezza, solidale con gli allevatori locali in piena emergenza per la decisione di Parmalat di non ritirare più il latte, e se una soluzione temporanea è stata individuata fino a settembre, con l’invio nello stabilimento piemontese “Caseificio Pugliese”, ora però si lavora a nuove strade, dal latte nobile (prodotto da mucche alimentate con il 70% di foraggio e il 30% di mangimi naturali, “come succede già – dicono le associazioni di categoria – nella maggior parte delle nostre stalle”), alla crescita del biologico che consolidino il latte locale come presidio e veicolo di promozione territoriale.

“Inutile semplificare alla ricerca di soluzioni spot – ha commentato Enrico Pignone – mentre è decisivo lavorare in profondità tutti insieme, strutturando e consolidando la filiera corta e nuovi rapporti fra produzione locale e consumo”.