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Viaggio nella cultura

Genova, la musica rom entusiasma gli studenti del San Teodoro

Genova. Presso l’Istituto Compresivo San Teodoro – Scuola Garibaldi di Genova si sono svolti tre incontri educativi con gli studenti: prima con i piccoli allievi della scuola d’infanzia, poi con i bambini della primaria e infine con i ragazzi della secondaria. Tema degli incontri, “Gelem Gelem, musica libera – Un breve viaggio nella musica dei Rom e dei Sinti”. Protagonisti dell’avvenimento, presentato dalla mediatrice culturale del Laboratorio Migrazioni – Comune di Genova Manuela Magalhães, lo scrittore e attivista umanitario Roberto Malini e il maestro Cornelio Teisann, violinista Rom romeno.

Roberto Malini è autore di alcuni libri dedicati alla storia e alla cultura dei Rom e dei Sinti e co-presidente dell’organizzazione per i diritti umani EveryOne Group, impegnato da anni nella difesa dei diritti dei popoli Rom e Sinto, consulente dell’Unione europea e dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani. “Il maestro Teisann – ha spiegato Malini al giovanissimo pubblico – si è diplomato al Conservatorio di Iasi, in Romania e ha tenuto concerti in prestigiosi teatri e auditorium del suo paese. Ha suonato anche per la famiglia reale del Principato di Monaco. Poi è diventato un musicista di strada, formando con i fratelli un gruppo musicale, il ’taraf’, come hanno fatto tanti virtuosi Rom nei secoli, per portare nelle strade del mondo la musica dei ‘lautari’”.

“E’ stata una scelta di libertà – ha aggiunto il musicista – ma anche una necessità, perché con il mio violino riesco ad aiutare la mia famiglia, che è molto povera”. Lo scrittore ha descritto agli studenti le tappe fondamentali della musica Rom dall’India, terra da cui Rom e Sinti provengono, all’europa e al mondo intero. Un racconto sintetico, per dare spazio al violino del maestro Teisann, che ha commentato le vicende storiche e le immagioni proiettate sullo schermo con brani di Enescu, Giuseppe Verdi, Brahms e melodie del folclore popolare. Dopo ogni brano, durante i tre incontri, gli studenti hanno applaudito a lungo, con grande fervore, il musicista, visibilmente commossso da un’accoglienza tanto affettuosa.

Il violino di Cornelio dava voce al racconto dello scrittore, che spiegava agli allievi dell’Istituto San Teodoro come la musica Rom conservi ancora tracce dei suoi contatti con tanti popoli: i greci, gli arabi, i persiani, i turchi, le genti slave, i tedeschi, i francesi, gli spagnoli. Popoli a cui ha offerto un importante contributo. L’influenza dei gitani – i Rom di Spagna – sulla musica andalusa, il flamenco, è stato fondamentale. E tanti musicisti occidentali si sono ispirati alla musica Rom, da Mozart a Brahms, da Rossini ad Enescu.

“E pensare che la musica dei lautari e i gruppi musicali denominati ‘taraf’, così importanti per l’evoluzione della musica antica e moderna – ha spiegato Malini – sono nati più di cinquecento anni fa nei principati romeni, dove i Rom erano schiavi. Quante attinenze con la storia del jazz e della musica afroamericana!”. I musicisti Rom, infatti, hanno avuto e hanno un’enorme importanza anche in quei generi musicali, cui hanno contribuito con autori e interpreti di primo piano, come Django Reinhardt. Fra una sequenza di brani e l’altra, mentre l’atmosfera vibrava di energia e armonia, i bambini e i ragazzi entravano a conoscenza delle leggende della musica Rom, come Barbu Lautaro, il più grande virtuoso del XVIII secolo o di Lae Chioru, il musicista di strada che per primo insegnò musica a George Enescu. Mentre sullo schermo passavano immagini di “taraf” antichi e moderni, nei teatri, ma anche su carri e autocarri, Malini diceva al giovane uditorio che “la musica Rom viaggia ancora attraverso il mondo e non si ferma mai” e presentava i grandi musicisti Rom che lo onorano con la loro amicizia: Santino Spinelli, Jovica Jovic, Vadim Kolpakov e altri.

In chiusura, il maestro Cornelio Teisann ha eseguito una sua interpretazione, ricca di passaggi virtuosi e improvvisazioni, del brano Gelem Gelem, scritto nel 1949 dal musicista e poeta Rom Žarko Jovanović, sopravvissuto al Porrajmos, e scelto come inno dei popoli Rom e Sinto dai delegati presenti al primo Congresso mondiale Romani, svoltosi a Londra nel 1971. Alla fine era esausto, ma incontenibilmente felice. E i ragazzi si stringevano attorno a lui, gli davano la mano, gli facevano i complimenti e qualcuno sfiorava – quasi con devozione – il suo violino, da cui era appena scaturita tanta magia.

(Foto di Steed Gamero)