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Franco Senarega (Lega) in visita al carcere di Marassi

"Serve applicare gli accordi di rimpatrio per i detenuti stranieri"

Genova. “Il 60 per cento della popolazione carceraria all’interno del carcere di Marassi è straniera. Se si pensa che un detenuto ci costa circa 150 euro al giorno, i conti sono presto fatti: su un totale di circa 650 detenuti, 390 sono stranieri per un costo giornaliero di circa 58mila e 500 euro al giorno. E’ davvero assurdo che si spendano tali cifre per tenere nelle patrie galere detenuti stranieri, che in buona parte dovrebbero scontare la pena nei loro paesi d’origine. Gli accordi governativi a livello nazionale per lo scambio sono fermi da tempo e a causa della cattiva gestione del sistema carcerario italiano non si riesce e non si vuole combattere il sovraffollamento”.

Il consigliere regionale della Lega Nord Franco Senarega ha effettuato un sopralluogo all’interno della casa circondariale di Marassi. Nel corso della visita, oltre all’efficienza dimostrata dal personale di servizio, l’attenzione al decoro e all’accoglienza del dirigente, la dottoressa Milano, e la passione nello svolgere la propria professione da parte degli agenti della polizia penitenziaria, il consigliere ha potuto verificare come il 60 per cento della popolazione carceraria sia straniera.

“Il costo medio per detenuto è di circa 150 euro al giorno – dice Senarega – stando ai dati presentati lo scorso anno dall’Osservatorio nazionale sulle condizioni di detenzione dell’associazione Antigone. Su un totale di circa 650 detenuti, 390 sono stranieri per un costo giornaliero di circa 58mila e 500 euro al giorno. E’ davvero assurdo che si spendano tali cifre per tenere nelle patrie galere detenuti stranieri che in buona parte dovrebbero scontare la pena nei loro paesi d’origine. Gli accordi governativi a livello nazionale per lo scambio sono in fermi da tempo e a causa della cattiva gestione del sistema carcerario italiano questo importante strumento per combattere il sovraffollamento non viene utilizzato”.

Il consigliere si chiede quanto risparmierebbe lo Stato se desse seguito agli accordi di rimpatrio. “Sicuramente una bella cifra – aggiunge – che potrebbe essere destinata a costruire nuove strutture, ammodernare quelle esistenti, incentivare forme di rieducazione e reinserimento. Il piano è pronto da decenni, ma nessuno incentiva questo strumento per svuotare le carceri, con il risultato che i detenuti trasferiti, alla fine, sono talmente pochi da non venire neppure conteggiati nelle statistiche sulla giustizia italiana”.

I detenuti a Marassi sono oltre 650, mentre gli agenti della polizia penitenziaria compresi commissari, ispettori e sovrintendenti sfiorano le 350 unità.
Rimane significativamente alta la forbice tra personale amministrato (419) e personale realmente operante a Marassi (350). Una equilibrata rotazione dei distacchi garantirebbe il bilanciamento della sicurezza degli istituti e delle esigenze del personale. “L’intento da parte delle Istituzioni – continua – deve essere quello di lavorare per garantire il diritto alla salute ai detenuti, ma anche la sicurezza agli agenti di polizia che ogni giorno mettono a repentaglio la loro incolumità e non dimentichiamoci che prima di tutto questo, è fondamentale che ci sia la certezza della pena, cosa che purtroppo resta ancora oggi un miraggio”.