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Emergenza petrolio, l’onda nera arriva a Pegli fotogallery video

Pallone Ispra alla foce del Polcevera. Blitz di Legambiente.

Genova. Rileverà in tempo reale le macchie di greggio e le iridescenze in mare, formate dopo il disastro ambientale avvenuto domenica sera a Fegino. E’ la “missione” speciale del pallone aerostatico che questa mattina è arrivato e dislocato alla foce del Polcevera, sul lato opposto all’Ilva.

pericolo petrolio

Il pallone è un dotazione alla flotta nazionale gestita dalla Castalia, che opera per conto del ministero dell’Ambiente per il servizio anti-inquinamento. Dopo i primi test sarà operativo e contribuirà al dispiegamento di misure messe in campo per scongiurare un disastro di proporzioni maggiori rispetto a quanto già successo.

Al momento una parte di petrolio, infatti, è riuscita lo stesso a sfuggire alle panne anti inquinamento dislocate sul Polcevera, e spinta da vento e correnti, è arrivata a ponente, sulle rive di Multedo e Pegli, come si vede dalle foto scattate in tempo reale in mattinata. “Speriamo che i lavori che stanno facendo ora siano migliori di quelli di prima”, si lascia sfuggire qualcuno, guardando con apprensione il mare.

Ma peggio sarà se, come previsto soprattutto nella giornata di sabato, arriverà la pioggia che aiuterà il petrolio bloccato nel Polcevera a defluire in mare e riporterà il greggio in superficie depositato sul greto dei rii affluenti. Di qui la corsa contro il tempo, l’aumento di mezzi e azioni per togliere “almeno il 90%” di petrolio entro domani.

E per tenere alta l’attenzione sulla portata del disastro, oggi Legambiente ha effettuato un blitz in Valpolcevera. “Il blitz di oggi è utile per ricordare – ha spiegato Santo Grammatico Presidente di Legambiente Liguria – che le fonti fossili causano danni rilevanti a livello locale, ma sono anche responsabili dei mutamenti climatici e dell’innalzamento della temperatura della Terra. Inoltre il petrolio sversato nei rii e torrenti genovesi proviene dalla Nigeria. Ricordiamo per questo le tante guerre in atto collegate allo sfruttamento dei giacimenti e le discriminazioni e diseguaglianze vissute in quei paesi a causa del cosiddetto “oro nero”.

Da Genova, la lezione è chiara, avverte l’associazione ambientalista: è necessario “avviare la fase di transizione e superare l’utilizzo delle fonti fossili per consentire la convivenza dei cittadini e quella dei sistemi ecologici, con le attività produttive e il lavoro cominciando a riscattare ed emancipare interi territori da un vincolo all’industria pesante che non può essere perenne, condannando intere generazioni.”