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Campasso, i comitati ribadiscono il no al trituratore: “Tavolo tardivo, tutto è già deciso” fotogallery

Oggi l'incontro tra comitati, Comune, Rfi e Municipio che attiverà un filo diretto con i cittadini per segnalare anomalie

Genova. La terra rossa? “Si tratta di una prescrizione della Asl 3 che impone che prima di spostare il vecchio ballast del parco ferroviario, pieno di polvere e idrocarburi, deve essere stabilizzato con una sorta di collante che impedisca si liberino le polveri. Si tratta di una sostanza che non è pericolosa per chi si trova a 30 metri ma solo per gli operai che la spargono che per questo erano protetti con protezioni speciali”. Il vice sindaco di Genova Stefano Bernini spiega così il mistero della ‘terra rossa’ che aveva allarmato gli abitanti del Campasso che oggi, attraverso i comitati di zona hanno esposto tutti i loro dubbi sul procedere dei lavori nell’ambito del primo tavolo di monitoraggio sul parco ferroviario del Campasso insieme al Municipio Centro Ovest e ai tecnici di Rfi.

Il principale nodo da sciogliere per i cittadini resta quello dell’impianto di triturazione: “Rfi ha spiegato – ha detto Bernini – che la legge vieta che la triturazione avvenga dentro la cava per questo è stato scelto di realizzarlo direttamente nel luogo di destinazione, esattamente sotto il ponte Morandi, abbastanza lontano dalle case. L’impianto sarà chiuso da un contenitore in cemento armato, quindi non ci sarà dispersione di polveri. Per quanto riguarda il rumore il Comune darà come prescrizione che il lavoro venga svolto nelle ore diurne, per non più di 10 ore al giorno”.

Trituratore a cui i comitati di sono sempre opposti. Per loro, nonostante le rassicurazioni sul tipo di impianto, oltre al danno ora si aggiunge la beffa: “Sì perché dai 50 mila mq iniziali – spiega Mariano Passeri che cura la pagina Chiedi alla Polvere – la nuova giunta regionale ha deliberato il deposito e la triturazione di altri 70 mila metriquadri che non sono destinati al Campasso e noi ci opporremo fermamente al fatto che vengano lavorati qui”.

Alcuni chiarimenti sono stati dati rispetto alla presenza di cartelli che indicano la bonifica bellica (“si tratta di due bombe da mortaio partigiane, che sono già state rimosse) e da amianto (“sono i tetti in eternit di alcune vecchie baracche che verranno rimosse prima di cominciare i lavori”), mentre gli abitanti hanno sollevato il problema dei camion che spesso arrivano al Campasso senza i teli di copertura. “E’ un problema che esiste – ammette il vicesindaco – per questo i cittadini hanno chiesto e ottenuto che ci sia sempre un responsabile del cantiere che possa essere contattato dal municipio che raccoglierà le segnalazioni dei cittadini”.

Tutto bene quindi? “No perché se non fossero uscite le notizie sui media nessuno si sarebbe premurato di coprire i detriti – dice Passeri – come dimostra il fatto che dopo aver coperto in tutta fretta la parte di cumuli più vicina alle case e più visibile, quella retrostante è ancora scoperta e ci hanno spiegato che il fornitore aveva finito i teli”. Come dire: se avessero pensato di coprirli avrebbero almeno fatto i calcoli di quanti teloni sarebbero serviti.

Fra un mese, precisamente l’11 maggio, si terrà un secondo incontro, una sorta di sopralluogo direttamente al Campasso per verificare lo stato dei lavori. “Si tratta di un’opera utile – ribadisce Bernini – che nessuno contesta. Per questo è molto importante che venga fatta un’accurata informazione e comunicazione sulle fasi di realizzazione”. “A volte basterebbe poco, un cartello per dire ‘abbiamo rimosso le bombe’ oppure ‘stiamo spargendo un collante rosso per impedire la dispersione delle polveri’ per informare i cittadini rendendoli partecipi di quanto accada davanti a casa loro. Speriamo che almeno sui punto concordati, gli impegni vengano rispettati. Questo tavolo di monitoraggio è certamente positivo, ma è un po’ come sedersi davanti a un cumulo di macerie, visto che tutto sembra già deciso e nei mesi passati la politica non ha fatto nulla”.

I comitati (Campasso, via Porro, Via Fillak e Liberi cittadini di Certosa) intanto si danno appuntamento lunedì per il primo degli incontri che hanno già calendarizzato da qui al prossimo tavolo di monitoraggio.