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Tornelli nei bagni della stazione, ma non nella metropolitana: il “paradosso” di Genova

Orsa: "La spesa per mettere i tornelli in metropolitana è alta, ma le soluzioni per trovare i soldi ci sono"

Genova. Nei bagni della stazione di Brignole da qualche tempo sono spuntati i tornelli, decisione che non è per niente piaciuta a chi deve usufruire di un servizio diventato improvvisamente a pagamento. “E’ assurdo che si debba pagare per andare alla toilette – spiegano alcuni cittadini – almeno nei luoghi pubblici come le stazioni questi servizi dovrebbero essere gratuiti”.

Ma la cosa che salta agli occhi è anche un’altra e a farla notare è in particolare il sindacato Orsa, che da tempo si batte per chiedere l’installazione di tornelli alle entrate della metropolitana genovese. Ovviamente la gestione della stazione appartiene alle Ferrovie e non ad Amt, ma sicuramente turisti e residenti potrebbero notare questo “paradosso”, cioè i tornelli davanti ai bagni, ma non nella metro.

“Secondo i dati, sono circa 14 milioni i cittadini che prendono la metropolitana a Genova in un anno, di cui circa la metà abbonati – spiega Marco Marsano, segretario di Orsa – purtroppo, non essendoci nessun tipo di controllo alle entrate, l’evasione è notevole. Si continua a parlare del 6%, ma i dati in nostro possesso parlano del 30% circa, volendo stare bassi”.

Da qui alcune proposte già avanzate da tempo. “In Amt abbiamo personale inabile alla guida, che potrebbe essere tranquillamente impiegato come ‘tornello umano’ per un certo periodo di tempo – prosegue il sindacalista – facendo pagare anche soltanto 50 centesimi a ciascun fruitore del servizio si potrebbe raggiungere in tempi relativamente brevi la cifra necessaria per montare i veri tornelli, cioè circa 2,5 milioni di euro”.

Il sindacato Orsa, che ha preparato un dossier di 14 pagine con proposte per poter migliorare il servizio e salvare Amt, ritiene che ci siano molte soluzioni per recuperare risorse, a partire dalla riduzione degli sprechi e dalle revisione delle linee. “Invece la chiara scelta è quella di privatizzare, basti pensare a quello che sta succedendo in Atp, che ha avviato il preliminare di vendita per cedere il 48,46% delle quote ad Autoguidovie, società collegata a Busitalia – conclude Marsano – sappiamo che ovunque sia entrata questa società la situazione non è certo migliorata, quindi dobbiamo stare molto attenti perché questo è il rischio che toccherà anche ad Amt”.

(Foto di Carmelo Mulè)