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Rete a sinistra

Terrorismo, Pastorino: “Potenziare i commissariati e aumentare l’attività investigativa”

Gianni Pastorino

Liguria. I fatti sanguinosi di Bruxelles riaccendono i riflettori sulla questione sicurezza anche a Genova e in Liguria. Se da un lato non può venir meno il principio dell’accoglienza, dall’altro la brutalità degli eventi impone qualche riflessione.

“Sgombriamo subito il campo da facili speculazioni: sul tema della sicurezza non è accettabile altro sciacallaggio politico – dichiara il consigliere di Rete a Sinistra Gianni Pastorino -; ora tutti parlano del pericolo terrorismo; e in particolare ne parla il Governo, che però si dimentica di aver tagliato proprio i fondi per la sicurezza interna. Così è impossibile agire sul territorio con strumenti di vera prevenzione. In questo quadro, restano sullo sfondo anche i diritti dei lavoratori del comparto”.

Rispedite al mittente il duttile opportunismo delle “misure speciali” brandite dalla destra populista: “è priva di qualsiasi fondamento l’idea di un controllo esclusivamente repressivo e impositivo, concetto sbandierato in questi giorni da molti esponenti politici (non solo di casa nostra) – obietta Pastorino -; è anzi dimostrato che si raggiungono alti livelli di sicurezza quando c’è un presidio del territorio diffuso, intenso ma discreto, capace sia di interpretare in modo organico il mutamento delle situazioni critiche, sia di guadagnarsi la fiducia e il sostegno di tutta la popolazione”.

Ed è proprio su questo punto che, guardando al contesto locale, emergono i problemi. “La prima risposta è aumentare il livello di “sicurezza percepita”: i cittadini devono poter sentire vicine le forze di polizia – sottolinea Roberto Traverso, segretario generale SIAP per la provincia di Genova -; la soluzione è potenziare i commissariati e aumentare l’attività investigativa sul territorio. L’esatto contrario di quanto sta accadendo ora: si eseguono molti i controlli di routine, che servono solo a fare statistica, mentre i commissariati si svuotano di agenti e addirittura gli uffici-denunce restano chiusi a rotazione. A differenza di Torino, Bologna o Firenze, a Genova manca la copertura 24 ore su 24 presso la Questura centrale: è un segnale sbagliato, soprattutto in questo momento”.

Insomma: la statistica non può sostituirsi alle indagini; e senza indagini la “sicurezza percepita” diminuisce.  “Agendo così, la polizia non può rendere un buon servizio al cittadino – evidenzia Traverso -; eppure le forze ci sarebbero, perché a differenza di qualche anno fa, gli organici sono cresciuti: a Genova negli ultimi 2 anni ci sono 100 agenti in più. Ora però si tratta di impiegarli nel modo più utile ed efficace”.

Ma la Liguria può essere davvero un obiettivo sensibile per il terrorismo? “Nel colloquio di martedì col Prefetto, ci è stato detto in modo chiaro che le zone più critiche sarebbero il porto e l’aeroporto – ricorda Pastorino -; nello specifico sono certo dell’impegno profuso dagli organi di sicurezza, ma vorrei essere certo che esista una vera analisi preventiva a livello territoriale, soprattutto per quanto riguarda il porto (che è l’ambiente più complesso). Serve un approccio che sappia intercettare rapidamente i segnali provenienti dalle banchine, le spie di situazioni potenzialmente pericolose. Oggi in porto interagiscono troppi enti: o stabiliamo un coordinamento molto stretto, oppure c’è il rischio che ciascuno risponda solo a se stesso; e che le competenze non vengano messe a fattore comune”.

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