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Silvia Salis assolta: dopo l’incubo, ora il sogno di Rio

Genova. Assolta Silvia Salis, insieme ai colleghi accusati di doping: per la lanciatrice azzurra di Genova si chiude la brutta vicenda delle accuse di doping e si riaprono le vie che portano a Rio 2016.

La notizia è giunta oggi pomeriggio, direttamente dal Tribunale nazionale antidoping: scagionati gli atleti Fabrizio Donato, Daniele Greco, Andrew Howe, Anna Incerti, Andrea Lalli, Daniele Meucci, Ruggero Pertile e Silvia Salis, deferiti insieme ad altri diciotto colleghi nell’ambito dell’inchiesta “Olimpia”. Per loro il procuratore Tammaro Maiello e il suo vice Mario Vigna avevano chiesto due anni di squalifica.

L’accusa per gli atleti era legata alla mancata reperibilità in occasione di alcuni controlli antidoping. Eluso controllo, insomma, secondo il diritto sportivo; la procura federale, però, non ha trovato alcuna colpa nel loro comportamento. Il caos negli archivi federali, un sistema fuori controllo e la mancata collaborazione da parte di alcuni altri attori del processo di controllo potrebbero essere tutte buone scusanti, ma per comprendere nel dettaglio la decisione si dovrà attendere la pubblicazione delle motivazioni della sentenza.

Il prossimo passo potrebbe essere il ricorso della procura antidoping contro l’assoluzione. Dall’altro versante, però, è possibile anche un coinvolgimento dei dirigenti, fin qui non toccati dal procedimento, ma che l’assoluzione chiamerebbe indirettamente in causa.

Per Silvia Salis un sospiro di sollievo. All’inizio della vicenda aveva già chiarito la sua posizione: “Quella di cui vengo accusata – si era difesa – non è una vicenda di doping, ma di problemi di ricezione della reperibilità da parte del sistema Wherabout, con il quale il Coni monitora lo spostamento di ogni atleta”.

“Chi mi conosce sa che in 15 anni di carriera mi son sempre battuta contro il doping – aveva aggiunto – e contro chi ha sporcato il nostro sport, prendendo anche parte a campagne di sensibilizzazione tra i giovani. Per quello che riguarda l’accusa, l’unica cosa che mi sento di dire è che il sistema aveva falle tecniche”.

Proprio lei, insieme a Donato, Incerti, Meucci e Pertile, dovrebbe vestire la maglia azzurra ai prossimi Giochi olimpici.