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Viaggio Nel “ventre” dei Giardini Luzzati, dove nacque la Genova “preromana” fotogallery

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Genova. Un pozzo delle canalette e alcune cisterne, risalenti al I secolo Avanti Cristo, così come l’anfiteatro romano di cui restano tracce ben visibili. Siamo all’interno dell’area archeologica dei Giardini Luzzati di Genova, tra Piazza Erbe e Sant’Agostino, dove sono custodite le antiche vestigia che erano venute alla luce durante gli scavi per la realizzazione di un parcheggio negli anni ’90. Rovine che dimostrano come quest’area fosse strategica per la presenza d’acqua, tanto da sacrificare l’anfiteatro per dedicarlo totalmente a usi agricoli.

Immigrati lavoro giardini Luzzati

Un insediamento, gestito dalla soprintendenza, che a breve potrebbe essere riaperto al pubblico in via definitiva, dopo alcune sperimentazioni fatte nei mesi scorsi con grande successo e dopo le operazioni di sgombero e pulizia, fatte nei giorni scorsi, da parte di volontari scelti tra le persone richiedenti asilo. He hanno raccolto l’invito dell’associazione Il cesto, che oltre all’accoglienza si occupa del gestione dei giardini.

“Questo è un grande patrimonio per la città – sottolinea Micol israel, responsabile comunicazione dell’associazione Il Cesto – e noi, come nuova associazione giardini Luzzati conviviamo con questa bellissima realtà dal 2011. Noi ci occupiamo di cultura e cittadinanza attiva e, oltre alla piazza, abbiamo che questa agora’. Nei giorni scorsi abbiamo dato vita, assieme alle persone che accogliamo come richiedenti asilo, a un’operazione di pulizia della zona e speriamo che, presto, si arrivi all’apertura al pubblico”.

Una prima sperimentazione era stata fatta nei mesi precedenti e i risultati erano stati molto incoraggianti. “Erano state organizzate nel 2015 alcune giornate di apertura, con visite guidate – prosegue Israel – e il 1 maggio i era vista l presenza di 500 visitatori in meno di tre ore. Da noi passano moltissimi turisti, magari prendono un caffè e guardando attraverso la vetrata chiedono se si può visitare. Speriamo che presto si possa dare una risposta affermativa e che la città – conclude – possa riappropriarsi di questo suo tesoro”.