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La difesa

Spese pazze, l’ex capogruppo Pd Miceli dopo il rinvio a giudizio: “Nessuna spesa pazza e scontrini non sono miei”

nino miceli

Genova. Si difende con un lungo post su Facebook l’ex capogruppo del Pd Antonino Miceli, rinviato a giudizio insieme ad altri 22 consiglieri regionali della passata legislatura nell’ambito dell’inchiesta sulle cosiddette ‘spese pazze’. Miceli, assolto da due capi di imputazione su tre, viene mandato a processo dal gip Roberta Bossi con l’ipotesi di reato di peculato, per presunte spese illegittime pari a 38 mila euro effettuate dal gruppo.

“Non ci sono spese ‘strane’ o ‘pazze’ , non ci sono mutandine o altre oscenità. Ci sono solo spese riferibili alle voci previste dalla normativa .
E per tutte quelle spese sono in grado di provare, attraverso il tracciato del mio telepass o della mia carta di credito , di non averle effettuate io” scrive Miceli su facebook .

“Tutte salvo un’unica ricevuta – precisa l’ex capogruppo in Regione dei Dem – riferita a un pasto in trattoria a Roma da Perilli per più persone , al termine della manifestazione nazionale a sostegno della vertenza Fincantieri. Quel giorno, insieme ad altri consiglieri regionali, arrivammo a Roma al mattino presto avendo viaggiato durante la notte sul treno insieme alle maestranze. Partecipammo alla manifestazione che si protrasse sino al termine dell’incontro presso il Ministero . A quel punto andammo a pranzo insieme ad alcuni amministratori comunali, regionali ed alcuni lavoratori . Se queste sono le mie spese pazze sono fiero di averle fatte”.

Miceli ha anche chiarito di essersi “autosospeso” dalla politica attiva dopo l’avviso di indagine nei suoi confronti ma di essere convinto di “aver agito bene”.

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