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Il punto

Ilva: da Genova a Taranto, da Racconigi a Novi e a Marghera, Fiom pronta a tornare in piazza per salvare i posti di lavoro

Le preoccupazioni dei delegati riuniti a Genova: "No allo spezzatino e alle carte truccate del Governo".

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Genova. “Se salta l’Ilva salta tutta la siderurgia italiana” ha detto il segretario nazionale della Fiom Rosario Rappa che ha aperto il coordinamento nazionale dei metalmeccanici della Cgil che oggi si è riunito proprio per definire la strategia della Fiom in una fase delicatissima.

“Servono iniziative per evitare che il Governo di preconfezioni un pacchetto precostituito da prendere o lasciare” ha ripetuto il segretario generale Maurizio Landini.

All’iniziativa hanno partecipato i delegati di tutti gli stabilimenti del gruppo. C’erano i lavoratori di Taranto che hanno sottolineato l’importanza “della straordinaria mobilitazione del 10 febbraio”.”Per noi gli adeguati livelli occupazionali di cui parla il bando sono possibili esuberi e noi non ci stiamo – ha spiegato Francesco Brigati della Fiom tarantina – dobbiamo risolvere la questione ambientale che riguarda chi a Taranto vive ma anche chi ci lavora ma anche tutelare i posti di lavoro. E’ questa la nostra sfida”.

Per Novi ligure, che occupa 750 dipendenti, il problema fondamentale riguarda la manutenzione degli impianti: “Noi il lavoro lo abbiamo – dice Massimiliano Repetto – ma la mancanza di liquidità in questi anni ha generato nel tempo carenza di manutenzione ordinaria e straordinaria. Abbiamo impianti che sta cadendo a pezzo e mettono al rischio il lavoro e soprattutto la sicurezza dei lavoratori”.

A Padova, dove l’Ilva ha un piccolo centro servizi che occupa 35 persone il timore è quello di “scomparire perché siamo così pochi e praticamente sconosciuto che per noi basta un colpo di spugna” racconta Antonio Pacagnello. A Marghera, lavorano 82 operai che si occupano dello scarico dei coils che arrivano via mare: “Da più di un anno ci arrivano solo coils, mentre le lamiere non arrivano più. Siamo tutti in solidarietà e se continua così rischiamo esuberi per due terzi del personale”. Preoccupazione anche a Racconigi, in provincia di Cuneo dove lavorano 160 dipendenti che si occupano di tagliare lamiere e tubi.

La Fiom genovese intanto, mentre si attende il prossimo incontro tecnico al Mise sui lavori di pubblica utilità che si terrà il 18 febbraio, ribadisce il no secco allo spezzatino: “La partenza pionieristica di Genova ha messo in luce un mondo di lavoratori che in questi anni si è sentita poco, quindi anche oggi partiamo da Genova per difendere l’unicità di un gruppo” ha detto il coordinatore dell’rsu della Fiom all’Ilva di Cornigliano Armando Palombo.

Una battaglia che la Fiom sa che potrebbe ritrovarsi a giocare da sola. Il segretario genovese Bruno Manganaro nel suo intervento ha chiarito che “dobbiamo essere noi a presentare la nostra manifestazione di interesse con una serie di punti a partire dall’unità di tutti gli stabilimenti e dalla garanzia di tutti i livelli occupazionali. Se non ci saranno questi punti come garanzia dovremo tornare in piazza”.

“Rischiamo di finire in una palude perché le carte del Governo sono truccate e il rischio è di arrivare a giugno quando ci verrà detto di prendere o lasciare – ha detto Manganaro – perché nonostante il tavolo nazionale che verrà istituito con il Governo non ci permetteranno di discutere di piani industriali”.

E nonostante l’auspicio di un’unità sindacale la Fiom è pronta a condurre la sua battaglia anche da sola: “La distinzione tra cordata italiana e stranieri con l’apparente garanzia che con una presenza del Governo staremo più tranquilli è pericolosa perché rischiamo di nuovo di vedere piani industriali di poco respiro ma che metteranno in discussione i livelli occupazionali. E se le altre sigle sindacali si sentiranno rassicurate, la partita dovremo giocarcela da soli”. I delegati si guardano, dai segretari alle rsu arrivate dalle fabbriche e quasi non c’è bisogno di dirlo che sarà difficile, perché a Taranto la Fiom non conta centro quanto a Genova, ma la vittoria dei lavoratori di Cornigliano, per temporanea e precaria che sia, almeno sulla carta sembra aver contagiare anche gli altri.

Lunedì intanto un primo tentativo si sondare l’unitarietà del fronte sindacale sarà fatto a Roma dove Fiom, Fim e Uilm nazionali si incontreranno per definire insieme la richiesta al Governo di un tavolo permanente sulla siderurgia.