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Edilizia, grandi opere senza lavoratori genovesi, Cgil continua la mobilitazione

Genova. I lavoratori genovesi del comparto edile rischiano di rimanere a “bocca asciutta” per gli appalti relativi alla messa in sicurezza del Bisagno. A lanciare l’allarme è il segretario di Fillea Cgil, Fabio Marante che sottolinea come, nel bando pubblicato per i prossimi lavori relativi alla messa in sicurezza del Bisagno (il terzo stralcio del secondo lotto) non ci sia alcun riferimento all’impiego di mano d’opera del territorio.

“Le grandi opere di messa in sicurezza del territorio potevano rappresentare una valvola di sfogo per l’occupazione territoriale – spiega Marante – vista anche l’entità dei finanziamenti in campo. Per il terzo stralcio del Bisagno, con un importo di 95 milioni di euro, cofinanziato da Italia sicura, la Regione ha usato come stazione appaltante il Comune di Genova che ha fissato nel bando solo il 9% di lavoratori svantaggiati, ovvero personale con bassa scolarità è disoccupato da oltre sei mesi. Mentre non c’è traccia del fattore territoriale”.

In Liguria, infatti, la situazione è particolarmente pesante e la crisi occupazionale nel comparto edile sta pesando ancora moltissimo. “Abbiamo un territorio martoriato in cui ci sono 4mila fantasmi – spiega Marante – che sono i lavoratori edili che hanno perso tutto e attendono opportunità di lavoro”. Il sindacato quindi, mantiene lo stato di mobilitazione e chiede con forza agli enti, Regione e Comune, di attivarsi per dare risposte.