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Il processo

Alluvione 2011, in aula l’ex governatore Burlando: “La piastra del Fereggiano tolse decine di famiglie dal greto del torrente”

"Tutti sapevano che quei lavori non erano sufficienti a mettere in sicurezza tutto il torrente. Serviva lo scolmatore: io a mio tempo lo finanziai, chi arrivò dopo di me fece altre scelte".

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Genova. “L’intervento partiva dall’esigenza di togliere dal fiume circa diciotto famiglie che abitavano fisicamente dentro il greto del Fereggiano. Poi i tecnici imposero anche di liberare alcuni appartamenti ai piani bassi di altri edifici più grandi che non si potevano demolire perché era molto pericoloso, tant’è che durante l’alluvione del 2011 uno degli appartamenti svuotati fu invaso completamente dal fango fino al soffitto”. L’ex governatore Claudio Burlando, che dal 2007 al 2011 fu anche commissario delegato all’emergenza idrogeologica del bacino del Fereggiano (oltre che dello Sturla) spiega così la ratio dei lavori di allargamento della sezione del torrente e della successiva copertura a monte di Largo Merlo.

Burlando, chiamato in aula come teste dal difensore dell’ex assessore alla protezione civile del comune di Genova Francesco Scidone, secondo il quale quei lavori contribuirono a creare un collo di bottiglia che provocò, a pochi mesi di distanza dal completamento dell’opera, un’onda di piena e il conseguente disastro. Con Scidone a processo per omicidio e disastro colposo e falso ci sono l’ex sindaco Marta Vincenzi e tre dirigenti comunali.

Tutti sapevano che quei lavori non avrebbero risolto il problema complessivo – ha ribadito più volte Burlando – perché ci sarebbe voluto lo scolmatore, ma come nel caso del Chiaravgna si è partiti dalla demolizione di un edificio pericoloso e ora si sta procedendo sul resto. Nel 2007 Bertolaso ci diede 17 milioni complessivi su Sturla e Fereggiano, che non sarebbero certo bastati per lo scolmatore”.

Burlando, a margine dell’udienza, ha anche ricordato come negli anni Novanta “fu l’amministrazione di cui ero sindaco a progettare, appaltare e finanziare lo scolmatore. Poi l’opera fu bloccata da un’inchiesta e l’amministrazione successiva non riprese i lavori”. “Non voglio accusare nessuno, ma questa è una verità storica”, dice l’ex presidente della Regione con un chiaro riferimento al sindaco Sansa.
Sulle questioni progettuali rispetto alla “piastra” Burlando non entra: “Non è che il commissario delegato fa il direttore dei lavori, il progettista eccetera Io ho sempre scelto di non dare consulenze esterne ma di individuare figure competenti tra enti coinvolti”. I parcheggi? “In quel tratto via Fereggiano era molto stretta e la copertura consentì di allargare la strada e creare anche dei marciapiedi per gli abitanti di un tratto pericoloso di via dove transitavano anche mezzi pesanti”.

E comunque, in aula e fuori l’ex governatore ha ribadito come “non è stata certo la copertura a provocare il disastro, ma un evento eccezionale. E senza lo scolmatore niente avrebbe potuto fermare quella quantità d’acqua. Ora quei soldi sono arrivati e tra due anni quella zona sarà davvero in sicurezza”.

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