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Proposta di legge

Accorpamento dei piccoli Comuni: ecco cosa accadrebbe in provincia di Genova

In provincia di Genova solo 16 Comuni hanno una popolazione superiore ai 5 mila abitanti, tutti gli altri rischierebbero l'accorpamento

Mappa dei Comuni di Genova

Provincia. Ottimizzare, migliorare la gestione e l’utilizzo delle risorse economiche e non solo. Ma anche e soprattutto “cancellare” il tessuto stesso del nostro paese, che da sempre fonda le proprie radici su tanti, tantissimi piccoli centri, alcuni dei quali abitati davvero da “qualche anima”.

Sono queste le conseguenze principali della proposta di legge presentata qualche settimana fa da alcuni membri della camera dei deputati e che prevede l’accorpamento dei comuni italiani con meno di 5 mila abitanti.

Secondo i dati esposti dagli stessi parlamentari, in Italia i paesi con una popolazione inferiore a tale soglia sono ben 5 mila e 652, cioè circa il 70 per cento del totale. D’altra parte, a livello nazionale la percentuale degli abitanti residenti in piccoli comuni è pari al 17,07 per cento dell’intera popolazione. Insomma, i centri più piccoli sono più numerosi della grandi città ma non ospitano la maggior parte della popolazione.

Per poter funzionare adeguatamente, ogni Comune necessita di uffici, funzionari e dotazioni che, tutti sommati tra loro, comportano un costo non indifferente che normalmente si ripercuote sul bilancio pubblico. Anche per questo motivo, al fine di ottimizzare al massimo le spese, tante amministrazioni hanno deciso di promuovere autonomamente (ma non sempre) forme di associazione (dalle Unioni alle convenzioni all’esercizio obbligatorio delle cinque funzioni essenziale) l’obiettivo delle quali è “unire le forze per dividere le spese”.

D’altro canto, quando gli uffici comunali devono erogare servizi per una popolazione molto ridotta inevitabilmente qualcosa finisce per incepparsi a causa della mancanza di risorse e di personale, con ovvio disagio per i cittadini.

“La fascia dei comuni tra 5 mila e 10 mila abitanti – precisano i promotori della proposta di legge – è quella che consente una dimensione ottimale perché, da un lato, consente il mantenimento di una dimensione a misura d’uomo, di un ambiente nel quale ci si conosce e dove è anche bello vivere e, dall’altro, coniuga questo aspetto con la capacità dell’Ente comunale di offrire buoni servizi, realizzando economie di scala che consentono l’ottimizzazione delle risorse”. Inoltre, “le ridotte dimensioni che caratterizzano la maggior parte dei comuni italiani sono spesso del tutto insufficienti a garantire uno svolgimento efficace ed efficiente dell’azione amministrativa”.

Per tutti questi motivi, i deputati hanno deciso di promuovere l’accorpamento dei Comuni sotto ai 5 mila abitanti “per ridurre l’elevata frammentarietà dei comuni italiani e favorire il raggiungimento da parte di questi ultimi di dimensioni più adeguate, atte cioè a consentire un netto miglioramento della qualità e dell’efficacia dei servizi offerti ai cittadini”.

La proposta di legge vuole andare oltre questa frammentarietà e i problemi che comporta e perciò impone che i Comuni sotto ai 5 mila abitanti si fondano tra loro entro due anni dalla sua promulgazione: “La fusione, infatti, a differenza delle altre forme di associazionismo tra comuni, comporta la costituzione di un unico ente, nel quale sono aggregate tutte le risorse umane, strumentali e finanziarie, al fine di ottenere non solo l’ottimizzazione dei servizi esistenti, ma anche talvolta il loro ampliamento”.

Insomma, in virtù di questa legge in Italia non esisteranno più paesi con meno di 5 mila abitanti. La legge lascia però tanti dubbi. In primo luogo, cosa accadrà ai Comuni una volta fusi? Manterranno il loro nome o daranno vita ad una nuova entità? I paesi più piccoli “circondati” tra altri paesi più grandi diventeranno “frazioni” o finiranno per fondersi con altri paesi altrettanto piccoli ma magari posti a decine di chilometri di distanza?

Più in generale, restando al locale, cosa accadrà alla provincia di Genova, che attualmente è composta da 67 Comuni, dei quali soltanto 16 hanno una popolazione superiore ai 5 mila abitanti. A rischiare l’accorpamento, quindi, sarebbero ben 51 Comuni. Eccoli in ordine decrescente di popolazione: Ronco Scrivia (4.497), Bogliasco (4.496), Sori (4.251), Ceranesi (3.908), Carasco (3.736), Masone (3.710), Mignanego (3.699), Savignone (3.232), Casella (3.164), Campo Ligure (2.988), Moneglia (2.874), Rossiglione (2.828), Mele (2.770), Bargagli (2.738), San Colombano Certenoli (2.697), Moconesi (2.623), Avegno (2.552), Pieve Ligure (2.551), Cicagna (2.526), Zoagli (2.491), Leivi (2.408), Uscio (2.381), Torriglia (2.358), Ne (2.285), Borzonasca (2.099), Montoggio (2.051), Davagna (1.886), Castiglione Chiavarese (1.603), Mezzanego (1.586), Lumarzo (1.546), Isola del Cantone (1.541), Santo Stefano d’Aveto (1.143), Rezzoaglio (1.026), Neirone (943), Valbrevenna (804), Tribogna (596), Orero (575), Rovegno (571), Tiglieto (553), Crocefieschi (546), Favale di Malvaro (478), Lorsica (457), Portofino (429), Vobbia (419), Coreglia Ligure (280), Fontanigorda (271), Montebruno (230), Propata (143), Gorreto (94), Fascia (84), Rondanina (65).

In tutti questi casi la popolazione è ben più alta rispetto a 5 mila abitanti o nettamente più bassa. Insomma, non ci sono, al momento, paesi con popolazioni ironicamente intorno ai 4 mila e 999 abitanti o con qualche manciata di residenti in più rispetto ai 5 mila.

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