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Calcio

A Chiavari è sorta Wylab, la cittadella delle startup

Lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia

Antonio Gozzi

Chiavari. C’eravamo anche noi in riva all’Entella mischiati tra i volti noti del calcio italiano alla inaugurazione del progetto “Wylab”, un modello che a prima vista pareva già in parte sperimentato, collaudato, in qualche caso abusato e spesso “parlato”, prima ancora che realizzato. Ma così non era : la ricetta applicata al modello del cosiddetto “incubatore”, pensata e imbastita in una manciata di mesi e con altrettanti investimenti (si parla di 600 mila euro) in quel capoluogo di provincia mancato che è la cittadina ligure sede di Delegazione FIGC, è di per sé rivoluzionaria.

Lo è perché parte dall’esperienza concreta di un’azienda – Wyscout – nata lontano da atenei e Silicon Valley e diventata, in soli dieci anni, internazionale. E lo è perché, di fatto, è l’unica nel suo genere. «In Europa non esistono altre imprese dedicate alle applicazioni digitali e ai servizi legati al mondo dello sport», ha spiegato il presidente Antonio Gozzi alla presentazione ufficiale. Non è un caso che l’idea abbia già catturato interesse prima ancora del suo debutto.

Per il lancio di WyLab, giovedì 4 febbraio è arrivato anche il presidente del Coni Giovanni Malagò, probabilmente solleticato dall’idea di giocarsi l’originale novità come valore aggiunto per la candidatura di Roma alle Olimpiadi 2024. E poi il mister campione del mondo con la Nazionale italiana, nonché ex Juventus, Marcello Lippi, il presidente della Lega Nazionale Professionisti di B Andrea Abodi, il direttore generale della Pro Recco Maurizio Felugo ed esponenti del mondo dello sport ligure (Edoardo Garrone e Paolo Mantovani in testa) e nazionale (vedi Paolo Galimberti membro del cda bianconero).

Ma come nasce WyLab? Prendi il liceo Delfino dove si forma la classe dirigente austero edificio (stessi caloriferi e stesse lavagne di ardesia di un tempo), svecchialo quanto basta ma senza snaturare la prestigiosa storia di questo mito di cent’anni fa, fallo contenitore di tutto quello che serve per essere connessi col mondo. Quindi, aspetta che le idee vengano fuori. Per catturarle, prepara un paio di “call” all’anno, falle girare non tanto negli ambienti accademici, quanto tra «i ragazzi della strada», che poi vuol dire “nerd” ma non troppo, un minimo tecnologici ma soprattutto intraprendenti. Molto intraprendenti. Aggiungi poi la grande passione per il calcio di chi ci ha messo l’intuizione e i soldi, Gozzi (leader di Duferco, presidente di Federacciai e numero uno dell’Entella Calcio, formazione della serie cadetta) e avrai il primo incubatore per nuove imprese digitali dedicate al mondo dello sport.App, appunto, ma anche database, servizi e quanto un buon cervello, dovutamente coccolato e supportato (con un’attività di tutoring mirata) può partorire in un universo in cui sembra sia già stato inventato tutto.

«Chiavari è uno dei luoghi più vivibili d’Italia – ha spiegato Gozzi – di conseguenza anche del mondo. Anche in Silicon Valley, a un certo punto hanno costruito un insediamento gemello sul mare perché i “cervelli” di laggiù volevano fare surf. Qui arriveranno realtà da fuori, e invoglieremo i giovani a restare. Per noi si tratta di un sogno che si realizza. Ora dobbiamo farlo funzionare». Come? Lanciandosi a caccia di nuovi talenti. Due opportunità all’anno per giocarsela (verranno annunciate sul web), venti minuti a cranio per esporre l’idea, poi l a scelta di quelle potenzialmente di successo. A questo punto scatta la “pre-incubazione”: quattro mesi di tempo per dimostrare, con l’aiuto di esperti messi a disposizione della struttura, che l’intuizione vale la pena di essere sostenuta ancora, che ha gambe buone per camminare. È allora che scattano i 12 mesi di tapis roulant : si corre, si deve correre, per dare concretezza alla brillante nebulosa iniziale, e soprattutto per convincere gli investitori a finanziarla. Già, gli investitori, o come li chiamano gli addetti ai lavori “business angels”.

«Gli “angels” ci guadagnano una sorta di diritto a diventare azionisti (fino al 25-30%) della società che nascerà – ha ribadito Marco Lanata, manager della Virtual, una delle aziende proprietarie della Tigullio Digital, a capo dell’operazione – Sempre che l’idea poi si dimostri vincente sul mercato, vera discriminante tra gli altari e il flop». «In fondo, non facciamo che replicare in maniera assistita l’esperienza di Wyscout», ha semplificato Gozzi. Già, Wyscout. Wyscout è un grande database che cataloga le prestazioni di 330 mila calciatori in tutto il mondo, militanti quasi 50 mila squadre diverse. Un grande contenitore oggi utilizzato da più di 500 team – big come Barcellona e Real Madrid su tutti – per il proprio mercato. «Nacque dieci anni fa proprio a Chiavari – spiega uno degli ex ragazzi che la ideò, Matteo Campodonico – la sede è ancora qui. Siamo partiti in tre, ora diamo lavoro a 80 persone».