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Roberta Bianconi, lady “Len award”: “Mi dà una carica in più”

La 26enne di Rapallo si racconta

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Rapallo. E’ stata nominata la migliore giocatrice europea del 2015. Con quasi il 32% delle preferenze ha messo in fila le olandesi Maud Megens e Catharina van der Sloot e l’ungherese Rita Keszthelyi. Al quinto posto le fa compagnia il portierone azzurro Giulia Gorlero (4,5%).

Roberta Bianconi, 26 anni di Rapallo, neo campionessa d’Europa e di Grecia con l’Olympiakos, è con la prima squadra dal 2009, dopo il successo europeo agli Eurojunior di Gyor 2008.

Con il Setterosa ha conquistato due argenti in World League, il titolo d’Europa nel 2012 e la medaglia di bronzo mondiale nel 2015. Tra le punte di diamante della squadra di Fabio Conti. Negli anni è rimasta sempre la stessa, sorridente e disponibile, e questo forse è anche il segreto del suo successo.

Il sito della Fin riporta un’intervista alla giocatrice ligure

Che effetto fa essere nominata della Len la regina d’Europa?
“Beh, devo ancora realizzare. Non me lo aspettavo assolutamente. Io continuo a sentirmi Roberta e basta. Non mi sento addosso qualche responsabilità in più, ma sicuramente provo maggiore fiducia e sicurezza in me stessa. Non sono cambiata da ieri a oggi ma questo risultato mi dà una carica in più. E ringrazio le mie compagne per avermi aiutato. Senza di loro forse non sarei qui”.

Hai iniziato a giocare a pallanuoto a 15 anni, dopo aver praticato il nuoto sincronizzato per 8 anni. Ricordi ancora la prima partita?
“Sinceramente non benissimo, però ricordo bene che all’inizio mi sentivo un po’ a disagio. Passare alla pallanuoto è stata una mia idea. Il sincro iniziava ad impegnarmi troppo e gli orari non combaciavano più con la scuola. Volevo cambiare e con altre amiche abbiamo deciso di provare a giocare a pallanuoto. Non avrei mai immaginato che finisse così”.

L’esordio in Serie A, l’esordio in Nazionale, la prima medaglia, la prima vittoria. Qual è stata l’emozione più grande?
“L’esordio in Nazionale. Con la maggiore è stato ai Mondiali di Roma 2009. Era un sogno che si avverava. Giocare nel Setterosa è stata sempre la mia più grande ambizione”.

Nel 2014 sei partita per andare giocare in Grecia. Dopo gli Europei di Budapest. Una scelta importante. Hai trovato differenze tra il campionato italiano e quello greco?
“Il campionato italiano è organizzato meglio ed è anche più competitivo. In Grecia alla fine siamo solo due squadre, Olympiakos e Vouliagmeni, e ti prepari tutto l’anno per quella partita. Però ad Atene ho avuto la possibilità di lavorare molto bene e di crescere come donna. Mi allenavo di più rispetto all’Italia, tre doppi fissi a settimana e a volte anche il quarto la domenica. Sono uscita da casa e ho scoperto una nuova dimensione. Ho iniziato una vita nuova con me stessa ed è stata una crescita personale”.

Ci sono differenze di avvicinamento alla partita? Come si vive la vigilia di un incontro ad Atene?
“Per questo è tutto uguale, non cambia nulla, le dinamiche sono sempre le stesse. Anche loro hanno le loro cabale e le loro superstizioni. Siamo molto simili”.

Hai imparato il greco?
“Poco. A livello pallanotistico lo capisco, però mi fermo lì. Quando sono partita non pensavo di restare il secondo anno e adesso invece sto valutando di fermarmi anche la prossima stagione”.

Eri lì mentre la Grecia attraversava la crisi economica e sociale. Come l’hai vissuta?
“Il momento più difficile lo ho evitato perché ero in collegiale con la Nazionale, poi quando sono tornata non ho sentito tutta questa differenza. Mi sembrava come adesso in Italia. Molti negozi chiusi, gente che fatica per tirare avanti, ma anche tanto orgoglio e tanta voglia di farcela. Credo che se lavori bene alla fine non hai problemi”.

Cosa ti piace fare quando non giochi e non ti alleni?
“Andare al cinema. Il primo gennaio ho visto Quo Vado. Lo preferisco a Star Wars, non sono amante di quel genere. E mi piace leggere libri, ma i libri veri, quelli di carta. Adesso sto leggendo La ragazza del treno”.

Il gol più bello che hai segnato?
“Non mi ricordo un mio gol, ma quello che non scorderò mai è quello segnato negli ultimi trenta secondi della finale della coppa dei campioni l’anno scorso. E’ stata la superiorità numerica perfetta. Ottima preparazione da parte di tutti, azione avviata da me e conclusa da Filio Manolioudaki”.