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In duemila in piazza per salvare l’Ilva: le tensioni per il corteo bloccato, poi la lettera: “Il 4 a Roma per difendere i posti di lavoro” fotogallery

Cronaca della terza giornata di protesta, ora il ritorno alla normalità, ma la battaglia per salvare i posti di lavoro è appena cominciata.

Genova. “La Fiom è riuscita a ottenere quello che chiedevano i lavoratori. Abbiamo fatto bene a fare quello che ci hanno chiesto votando un’occupazione per alzata di mano e continuando la battaglia fino a oggi. Ora quell’incontro entra nei binari giusti perché il 4 febbraio a un sottosegretario potremo chiedere risposte che un tecnico non ci avrebbe potuto dare, ma non è una vittoria, qui stiamo difendendo dei posti di lavoro”. Armando Palombo, coordinatore Fiom dell’Ilva è ormai senza voce quando riporta i suoi in corteo a spostare i mezzi rimasti in lungomare Canepa. Tre giorni di scioperi e cortei, e oggi finalmente la lettera consegnata dal prefetto al segretario della Fiom genovese Bruno Mangnaro che comunica ufficialmente che il 4 febbraio alla riunione del collegio di vigilanza a Roma “il governo sarà rappresentato dal sottosegretario Simona Vicari”. “La lettera se la sono conquistata  i lavoratori dell’Ilva, i metalmeccanici della Fiom e tutta la città di Genova – dice Manganaro – ora ci prepariamo all’incontro del 4 dove il governo dovrà dirci se l’accordo di programma sarà valido o no per chi comprerà o affitterà il gruppo. Se dirà di sì partirà la trattativa sulle modalità, se dirà di no torneremo in piazza per difendere l’accordo e i posti di lavoro”.

Lavoratori dell'Ilva con le mani alzate davanti alla polizia

Sono le 13.30 quando i delegati scendono dalla prefettura con la lettera alla fine di una manifestazione che ha fatto temere il peggio quando il corteo di 2 mila operai ha trovato lungomare Canepa chiusa con blindati e transenne e poliziotti con maschere antigas pronti a lanciare lacrimogeni. In questura hanno rispolverato anche la fascia tricolore d’ordinanza per il funzionario di piazza pronto, eventualmente, ad ordinare la carica. “Vergogna – urlavano i lavoratori attaccati alle transenne – usano la polizia contro gli operai”.

Il corteo, gestito con disciplina militare dalla Fiom, però non ha ceduto a quella che sembrava una provocazione (da anni a Genova non si vedevano transenne e mezzi e bloccare un corteo di lavoratori) e da lì è partita la trattativa. Se la richiesta della Prefettura era quella di abbandonare i mezzi pesanti, i lavoratori  hanno chiesto in cambio che il prefetto si facesse garante sulla presenza del ministro, un tira e molla durato diverse ore con momenti tesi e altri di distensione come quando i poliziotti si sono tolti le maschere antigas e una funzionaria si è tolta il casco stringendo la mano a un lavoratore.

Sulle polemiche con Fim e Uilm che non hanno voluto scendere in piazza la Fiom non commenta: ” Le sterili polemiche di altri non ci interessano” e non è nemmeno il momento oggi di ribadire quanto le istituzioni genovesi abbiamo lasciato sola la fiom. In piazza oggi c’erano solo i rappresentati di Rete a sinistra, del Prc e del Pcl. Accanto ai lavoratori di Ilva sono invece scesi i colleghi metalmeccanici, da Ansaldo energia a Selex, da Piaggio ad Ansaldo Sts. Poi c’erano delegazioni di altre categorie iscritte alla Cgil, c’erano gli studenti internazionalisti, il collettivo Unione lavoratori Amiu, i portuali della Filt e della Compagnia unica  e del Calp che per tutta la mattina hanno ravviato il lato opposto della “barricata” su lungomare Canepa di fronte ai carabinieri schierati con fumogeni e, copertoni e pellet incendiati. E poi i genovesi, che in tanti hanno solidarizzato con i lavoratori. Gli studenti del Fermi sono scesi tutti in cortile applaudendo il corteo e ricevendo a loro volta applausi, ai cittadini che hanno applaudito dalle finestre delle case.

E così dopo tre giorni di lotta la situazione torna alla normalità con la consapevolezza che da qui a salvare i 1635 posti di lavoro dello stabilimento di Genova la strada sarà ancora lunga e complicata. Per il governo è anzitutto evidente, come ha ribadito ancora ieri il ministro Federica Guidi, che la questione Ilva va trattata tutta insieme e difficilmente al tavolo del 4 ci saranno le risposte chieste da Genova.  E quando le risposte arriveranno non è detto che siano quelle che i lavoratori aspettano. Il timore, più che fondato che è arrivato attraverso indiscrezioni romane, è che davvero il Governo pensi che quell’accordo, così com’è, non avrà valore per i nuovi proprietari e che i tagli per arrivare agli “adeguati livelli occupazionali”, come recita il bando di manifestazione di interesse che scade il 10 febbraio, dovranno in qualche modo riguardare anche Genova.