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Ilva, palazzo Tursi occupato dai lavoratori: “Non ce ne andremo senza garanzie” fotogallery

I lavoratori chiedono la modifica dell’emendamento Basso

Genova. I lavoratori dell’Ilva hanno occupato il cortile di Palazzo Tursi e non intendono andarsene senza risposte. “Il Comune di Genova è attualmente occupato e non ce ne andremo finché non ci verrà fornita non solo la data della convocazione del Collegio di vigilanza sull’accordo di programma, ma anche adeguate garanzie”.

I lavoratori dell'Ilva entrano a Tursi

Così Armando Palombo dell’rsu Fiom Ilva chiarisce le intenzioni dei circa 300 lavoratori dell’Ilva che questa mattina con un blitz hanno occupato il cortile di palazzo Tursi, sede del Comune di Genova. Fra poco il prefetto di Genova riceverà una delegazione di lavoratori, ma gli altri manterranno l’occupazione ad oltranza.

I lavoratori chiedono la modifica dell’emendamento Basso che prevede un milione e 700 mila euro fino a settembre di quest’anno per integrare il reddito dei lavoratori con contratto di solidarietà dal 60% al 70%, contro i due anni inizialmente previsti, non assegna alcun finanziamento per i lavori socialmente utili né definisce alcun investimento nella banda stagnata che garantirebbe il futuro dello stabilimento di Cornigliano.

Tra i lavoratori anche il segretario nazionale della Fiom Rosario Rappa: “A Genova c’è un accordo di programma che contiene anche il futuro industriale di Genova. quindi qualunque piano industriale sull’Ilva deve partire da quell’accordo non solo la tutela del reddito ma anche importanti investimenti nella banda stagnata”. A livello nazionale intanto cresce la preoccupazione per la vendita del gruppo che dovrebbe avvenire entro giugno: “Si perché il decreto prevede per l’acquirente – dice Rappa – l’impegno ad adeguati livelli occupazionali e non la salvaguardia degli attuali livelli occupazionali”.