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Ilva, M5S: “Emendamento Basso? Vittoria di Pirro, anticamera per la vendita”

Genova. “Una vittoria di Pirro che allunga solo l’agonia dei lavoratori Ilva e conferma anzi, se mai ce ne fosse bisogno, la volontà di vendere lo stabilimento al miglior offerente. L’emendamento Basso approvato ieri alla Camera è l’ennesima conferma di una politica schizofrenica del Partito Democratico, che con il suo governo non rispetta i patti con i lavoratori e poi si autoemenda per iniziativa di un singolo parlamentare. E il Pd ligure ha ancora il coraggio di chiamarla vittoria”. Lo scrivono in una nota Alice Salvatore e Marco De Ferrari, portavoce del M5S in Regione.

“In realtà, siamo di fronte a un brodino caldo che tradisce gli accordi e non offre alcuna garanzia futura. Invece dei previsti 10 milioni di euro per due anni, si parla di 1,7 milioni fino a settembre. Dopodiché, in mancanza di ulteriori fondi, la solidarietà scenderà comunque al 50%. Non vorremmo, piuttosto, trovarci di fronte al solito gioco delle tre carte con cui il governo, determinato a vendere Ilva, sta cercando di ridurre i costi per renderla più appetibile a eventuali compratori”, proseguono.

Ma per il M5S non c’è solo questo. “Nel bando di vendita di Ilva si fa riferimento genericamente ad “adeguati livelli occupazionali” senza sbilanciarsi in numeri e dati concreti e, soprattutto, senza garantire la totalità degli occupati, ma solo quelli necessari all’esigenze dell’azienda. In questo modo si dà semplicemente un contentino ai lavoratori esasperati, eludendo per l’ennesima volta l’accordo di programma, come avviene ormai da più di un decennio.
In tutti questi anni l’Italia non si è mai dotata di un vero piano industriale in grado di creare indotto e occupazione. Faccia Renzi quello che nessuno al governo è stato in grado (o ha avuto la volontà politica) di fare. Altrimenti cosa ci sta a fare a Palazzo Chigi? Per accontentare gli sfizi dei potenti di turno? Che siano le banche, i terminalisti o gli armatori, anche stranieri, poco importa: il copione è sempre lo stesso. La nostra non è forse una Repubblica fondata sul lavoro? Renzi rispetti la Costituzione e compia il suo dovere – se è in grado – altrimenti vada a casa”, concludono.